Ottobre 2011 – London calling -una visita “mordi e fuggi” di tre giorni

Si finisce sempre per ritrovarla, in un modo o nell’altro. Si lascia Londra e forse passano anni e intanto si cambia e anch’essa cambia. Poi capita che si ritorni ed essa è là, come ad attenderci e ci siamo dentro di nuovo. Sarà quel cielo sempre attraversato da nubi o saranno le acque del Tamigi che non smettono di scorrere o le strade e le piazze che si avvolgono su se stesse. Forse tutto ciò – il ritorno, la persistenza, la circolarità – ha a che fare con il tempo o con la memoria. Fatto sta che si finisce sempre per ritrovare Londra. (M. Maffi)

Penso che per vedere davvero Londra servirebbe almeno un’intera settimana; se ci si accontenta di dire “sono stata a Londra”, allora tre giorni sono il minimo indispensabile per riuscire a dare una prima occhiata ai monumenti principali e alle zone più famose di questa grande, bellissima, poliedrica e multietnica città.

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Per cercare di sfruttare al meglio tutto il tempo che ho potuto dedicarle, ho programmato la partenza nel tardo pomeriggio di giovedì e il rientro nel tardo pomeriggio di domenica (volo Ryan Air da Milano Malpensa a London Stansted Euro 112,00 A/R totali per due persone). Londra non è proprio economica come città, infatti per una minuscola camera con un bagno ancor più minuscolo in zona Ravenscourt Park (Zona 2) abbiamo speso ben 360,00 Euro per il solo pernottamento. E anche mangiare fuori non è che sia proprio a buon mercato, a meno che non si prediligano ristoranti etnici (noi abbiamo cenato una volta all’indiano, due al greco e una all’italiano) o non ci si accontenti, per esempio a pranzo, del classico “fish & chips” in uno dei numerosi pub. La tipica colazione inglese è invece ottima e abbondante ovunque.

Dopo aver avuto un assaggio della bellezza della campagna inglese nell’oretta di trasferimento in navetta dall’aeroporto, Londra ci ha accolti con le sue mille luci sfavillanti nel traffico caotico di un fine giornata lavorativo. La navetta ci ha scaricati in Victoria Station, dove abbiamo immediatamente prelevato delle Sterline a uno sportello bancomat ed acquistato l’abbonamento per i mezzi pubblici (Oyster Card) valido per tutta la durata del nostro soggiorno (ed ampiamente sfruttato!). Essendo già le nove passate abbiamo deciso di cenare direttamente in Victoria Station dopodiché, in metropolitana, abbiamo raggiunto il nostro hotel scoprendo con grande gioia, proprio lì di fianco, il carinissimo Ravenscourt Arms pub che sarebbe diventato la nostra tappa fissa per la birra della staffa! 🙂

Nel tempo a nostra disposizione abbiamo girato tantissimo in metropolitana, sui tipici bus rossi a due piani (ovviamente sempre al piano superiore! 🙂 ) e a piedi per cercare di vedere quanto più possibile: siamo partiti dal famosissimo scorcio di Piccadilly Circus per passare all’immensa Trafalgar Square, con una sosta per la foto di rito nelle tipiche cabine telefoniche rosse, ormai dismesse ma lasciate ad uso e consumo dei turisti.

Piccadilly Circus by night

Piccadilly Circus by night

Abbiamo visitato Camden Town con i suoi negozi eccentrici, abbiamo perlustrato le vecchie stalle reali, ora sedi di negozi vintage, di un enorme mercato all’aperto e di molteplici street-restaurants ed abbiamo pranzato in un fumoso pub dall’aria retrò che abbiamo poi scoperto essere stato frequentatissimo da Amy Winehouse.

Camden Town

Camden Town

l'eccentrica seduta di un pub di Camden

l’eccentrica seduta di un pub di Camden

Abbiamo assistito (peraltro del tutto casualmente arrivando al posto giusto nel momento giusto) al cambio della guarda a Palazzo Reale; abbiamo passeggiato lungo il Tamigi e ammirato Westminster, la Cattedrale e l’Abbazia, il cortile dell’università, il Parlamento, il Big Ben, il London Eye; abbiamo girovagato nel distretto finanziario; ci siamo assiderati per il freddo e il vento sul lungofiume a Tower Bridge ed abbiamo girato a caso per vie e vicoletti per assaporare appieno l’atmosfera della città.

il Big Ben

il Big Ben

Tamigi e London Eye

Tamigi e London Eye

Tower Bridge

Tower Bridge

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Abbiamo fatto una puntatina ai magazzini Harrods, giusto il tempo di comprare la classica ed ormai inflazionata borsa di plastica che mi era stata commissionata da casa ;); abbiamo passeggiato per St. James Park con una tazzona di Starbucks Coffee tra le mani per scaldarci, ammirando la miriade di scoiattolini che lo popolano; siamo tornati in Piccadilly Circus nella nottata di sabato per restare basiti e impressionati dal delirio collettivo e dalle ragazze in giro per strada in sandali e top nonostante ci fossero 5 gradi….

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il palazzo dei magazzini Harrods

scoiattolino in Hyde Park

scoiattolino in St. James Park

Ma soprattutto ci siamo immersi nella piacevole atmosfera locale facendo innumerevoli soste negli innumerevoli pub e chiacchierando con gli inaspettatamente ma piacevolmente socievoli londinesi e con i tantissimi italiani che lavorano nella City, che dopo il lavoro e dopo cena vi si riversano in massa : una moltitudine eterogenea di uomini e donne, giovani e anziani, che si ritrovano per vedere una partita di calcio in tv, piuttosto che fare una partita a biliardo o a carte, o semplicemente per gustarsi un’ottima birra fresca in compagnia.

Mi  sarebbe  piaciuto  vedere  anche  Notting Hill, Chelsea,  il  mercatino  di Portobello Road,  lo stadio del Fulham,  ma  purtroppo  ne è  materialmente  mancato il tempo. Niente rammarico comunque, resto fedele alla mia opinione: lasciare  sempre  qualcosa  da vedere  è il  primo,  ottimo  motivo,  per programmare un giorno un ritorno!

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