Un itinerario consigliato per 6 giorni a New York e suggerimenti per Washington e Fort Lauderdale

Eccomi qui. Dopo aver lasciato decantare un po’ i ricordi e l’entusiasmo e dopo aver mentalmente abbozzato più e più volte il post durante le prime notti insonni a causa del jet-lag, finalmente ho deciso che è giunto il momento di raccontare questa bellissima esperienza e condividere l’itinerario che avevo studiato per cercare di vedere nei sei giorni a disposizione quanto più possibile della caleidoscopica immensità di New York.

Se avete letto anche i post precedenti sapete che la parte centrale del viaggio era ancora da definire; alla fine, escludendo i 2 giorni di viaggio, abbiamo fatto 6 giorni pieni a New York a girare come pazzi, 4 giorni a Washington a goderci i nostri favolosi nipoti e infine 8 giorni di mare (elemento per me imprescindibile dal binomio estate-vacanze) e di assoluto relax in Florida a Fort Lauderdale. Per motivi organizzativi è stata eliminata la giornata a Philadelphia.

NEW YORK

New York l’abbiamo girata a piedi, in bicicletta, in autobus, in metropolitana, in barca, per goderne il più possibile e ammirarne i suggestivi scorci da sopra (se mi seguite da un po’ sapete che è una mia fissa!), da sotto, da dento e da fuori….   Per la maggior parte del tempo comunque abbiamo girato a piedi, e sono davvero convinta che sia questo il modo migliore di scoprire la città, perché anche il tragitto da un punto all’altro dell’itinerario stabilito è parte integrante del sogno che si sta vivendo e ogni tratto nasconde un palazzo dall’architettura particolare, un angolo già noto, una dettaglio curioso (tipo il bancomat per le cupcakes 😀

Cupcake ATM

Cupcake ATM

Dopo mezza giornata di permanenza mi sentivo già perfettamente integrata nell’atmosfera della città e avevo la sensazione di essere “a casa” al punto che, in barba al mio pessimo senso dell’orientamento, ho immediatamente preso confidenza con la cartina e con il facile reticolato di avenues (verticali) e streets (orizzontali) e mi sono subito adattata alle abitudini tipicamente newyorkesi di camminare con l’immancabile tazza di Starbucks Coffee in mano 😀 , di “colazionare” e pranzare con street-food-to-go seduta su un muretto o su una panchina, di attraversare non appena il traffico lo consente anche se il semaforo è rosso, di preparare per tempo la Metrocard in modo da passare i tornelli senza rallentare il passo e di camminare comunque anche sulle scale mobili, sia in salita che in discesa (del resto, sono di Milano, la fretta e la velocità sono già nel mio DNA 😀 ).

GIORNO ZERO – DOMENICA 9/8

Siamo atterrati all’aeroporto JFK intorno alle 20, pertanto la prima immagine di New York che ho avuto durante il tragitto in taxi durato una quarantina di minuti, immersi nel traffico del rientro dal week-end dei newyorkesi, sono state le mille luci dell’imbrunire che via via accendevano la notte, uno scorcio dei ponti di Brooklyn e Verrazzano illuminati e un’infarinatura di Manhattan midtown, dato che l’appartamento di nostra cugina Katia che ci ha ospitati si trovava sulla Lexington Ave, tra la 61 e la 62, pertanto in pieno Upper East Side! (Gossip Girl docet 😀 ) . Considerando il fuso di 6 ore, per noi erano già le due di notte, per cui dopo una cena veloce e un paio di orette di concitati racconti e aggiornamenti reciproci siamo crollati a letto, pieni di aspettative per quello che ci avrebbe riservato il giorno seguente!

GIORNO UNO – LUNEDI’ 10/8

Un po’ per l’eccitazione, un po’ per il fuso, alle 6.30 i nostri occhi erano già sbarrati! Abbiamo oziato un paio d’ore per non uscire proprio all’alba, dopodiché ci siamo catapultati fuori, iniziando la nostra perlustrazione della città dai luoghi più vicini ed anche più famosi: ci siamo goduti una lunga passeggiata attraverso Park Avenue, Madison Avenue, 5th Avenue, con una sosta per una “sostanziosa” Colazione da Tiffany dove mi sono regalata un bel ricordo di questo viaggio 😀

Strada facendo abbiamo incrociato il Rockfeller Center, Time Square, l’Empire State Building, il Flatiron,  concedendoci solo due brevi soste per cibarci con uno smoothie to-go (acquistato al volo in uno dei numerosi baracchini di street food presenti ad ogni angolo, che offrono una vasta gamma di cibi che spazia dal classico ed ormai inflazionato hot dog, al kebab, ai dolci, alle macedonie e anche ad alcune specialità vegane) e con il primo “sanissimo” hamburger & french fries 😀 . Detto così sembra poca roba, ma provate a ripercorrere lo stesso itinerario e mi direte…. noi quando siamo rientrati in subway intorno alle 18.30 eravamo stravolti!

Time Square

Time Square

Flatiron

Flatiron

Il fatto è che avrei voluto vedere continuamente “ancora un pezzetto”, “ancora un blocco”, “ancora quella cosa” e senza accorgemene alla fine della giornata i chilometri macinati erano davvero tanti e i piedi gridavano vendetta!!!

GIORNO DUE – MARTEDI’ 11/8

Sveglia spontanea prima della sveglia anche oggi. Alle 10 avevamo i biglietti per salire all’osservatorio del One World Trade Center (noto anche come Freedom Tower, è il principale edificio del New World Trade Center, sorto nella zona occupata in precedenza dalle Torri Gemelle. L’altezza dell’edificio è di 1776 piedi, numero non casuale, poiché rappresenta l’anno della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti). L’osservatorio è stato aperto al pubblico lo scorso maggio; i biglietti costano circa 30$, vanno prenotati on line con buon anticipo (per noi lo ha gentilmente fatto Katia) e ci si deve presentare un quarto d’ora prima dell’orario di ingresso indicato sul biglietto, in quanto si entra a gruppi, a numero chiuso.

Con nostro grande rammarico la città ci ha accolti con una fitta pioggia e un cielo novembrino, per cui abbiamo preso la metropolitana verso Manhattan Downtown contrariati (io soprattutto!) per il fatto che avremmo sprecato questa occasione di poter vedere New York dall’alto. Invece in biglietteria ci hanno subito proposto, dato che appunto non c’era visibilità, di fissare una nuova data per la nostra visita!

One World Trade Center

One World Trade Center

In considerazione del fatto che il maltempo non solo persisteva ma aumentava, trovandoci già in zona, abbiamo deciso di dedicare la mattinata alla straziante visita al 9/11 Memorial (gratuito) e Museum (ingresso 24$). Credo che non ci sia bisogno di parole….

9/11 Memorial

9/11 Memorial

Quando siamo usciti, circa 3 ore dopo, anche il cielo sembrava aver versato insieme a noi tutte le sue lacrime, per cui approfittando del miglioramento abbiamo passeggiato in direzione del Ponte di Brooklyn e di lower Manhattan, con una rilassante e gustosa pausa-pranzo al Fulton Market, dove abbiamo trovato un ottimo e fornitissimo buffet con pasta, riso, carne, pesce, verdure e frutta da disporre a piacere in comodi contenitori e pagare a peso alla cassa del market, per poi consumare sui tavolini a disposizione sia all’aperto che al chiuso. Ottima soluzione e ottimo rapporto qualità-prezzo.

Ripresa la metro ci siamo fatti portare direttamente a Grand Central Station, per poi ritornare a piedi verso l’Upper East Side e da qui dirigerci al Queensboro Bridge Park, il ponte che collega questa zona di Manhattan a Long Island City, nel Queens; è sicuramente meno famoso dei suoi illustri colleghi Brooklyn e Verrazzano, ma non meno bello.

Queensboro Bridge

Queensboro Bridge

Troppo stanchi per uscire di nuovo, anche stasera optiamo per la cena casalinga e per il dopo cena sul rooftop, con una buona birra a farci compagnia e con le mille luci dei grattacieli intorno a noi a riempirci gli occhi, mentre il cielo comincia a rasserenarsi!

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GIORNO TRE – MERCOLEDI’ 12/8

Come auspicavo, il sole splende di nuovo nel cielo blu cobalto! Oggi abbiamo deciso di acquistare il biglietto per il City Sightseeing Hop On/Hop Off tour, valido per due giorni al costo di 39$ a testa. Fate attenzione poiché ci sono diverse formule e diversi tour, ma solamente uno comprende anche la visita nel Bronx; noi abbiamo cominciato a chiedere ai vari rivenditori sparsi per la città già da Central Park, e alla fine abbiamo acquistato i biglietti “giusti” in Time Square. Il nostro tour è partito, appunto, dal Bronx, con la visita allo Yankee Stadium

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per proseguire con Harlem

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Brownstones ad Harlem

e con l’Upper West Side, dove siamo scesi per incontrarci con Katia all’uscita dal lavoro e dirigerci con lei verso il polmone verde della città, Central Park, al quale abbiamo dedicato il pomeriggio, girando a piedi immersi nella frescura della lussureggiante vegetazione, ammirando la miriade di scoiattolini che lo popolano e concludendo con il canonico giro in barca a remi sul laghetto che consente di godere della vista dei grattacieli circostanti affacciati sul parco, a ricordare che si, nonostante l’incredibile pace e la tranquillità sei nientemeno che in pieno centro nella frenetica New York!

Central Park

Central Park

GIORNO QUATTRO – GIOVEDI’ 13/8

Appena mi sveglio controllo il cielo fuori dalla finestra : è azzurro e sgombro di nubi! La nostra salita sul One World Observatory oggi non incontrerà ostacoli! Ci dirigiamo immediatamente a lower Manhattan in metro, acquistiamo il nostro consueto smoothie mango-banana-fragola  per colazione e alle 9.45 in punto superiamo i controlli di sicurezza e saliamo sull’ascensore che in 60 secondi ci porta in cima all’osservatorio, mentre sulle pareti scorre un time-lapse animato che ricrea lo sviluppo dello skyline di New York dal 1500 ad oggi.

la spettacolare vista dal One World Trade Observatory

Dopo aver ammirato e apprezzato e fotografato scorci della città da ogni possibile angolazione, (peccato che da qui non si possa godere della vista di Central Park come dall’alto dell’Empire!) ed essere tornati sulla terra riprendiamo il Sightseeing e… Hop On/Hop Off…. 😀 ci giriamo anche Chinatown, Little Italy (ormai veramente little little praticamente inglobata dai cinesi), Soho, Noho e Nolita. Rientriamo in metro intorno alle 15 per una doccia veloce e un po’ di relax e alle 18 siamo di nuovo fuori, perché Katia ha organizzato una gita in barca sull’Hudson River per consentirci di ammirare anche da questo punto di vista lo skyline della City e, soprattutto, “IL” simbolo per eccellenza : la Statua della Libertà!

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Concludiamo questa magnifica giornata con una cena a base di tapas a Chelsea, alla Boqueria, dove Dario si ostina a parlare in spagnolo ai camerieri basiti, perché ha deciso che siccome mangiamo español, hablamos español! Olè 😀

GIORNO CINQUE – VENERDI’ 14/8

Oggi ci prendiamo una mezza mattinata di riposo perché gambe-piedi-schiena gridano vendetta ! Usciamo quindi in tarda mattinata e in metro torniamo a Chelsea, per visitare il Chelsea Market (un bellissimo mercato interno che occupa un intero isolato e che originariamente era una fabbrica dei mitici biscotti “Oreo”) e soprattutto la High Line, un parco lineare di circa due km. nato dalla riqualificazione di una porzione in disuso della metropolitana sopraelevata.

la High Line

la High Line

Qui per pranzo ho gustato la mia prima pizza americana, al ristorante italiano Dongiovanni, proprio di fronte alla High Line, trovandola decisamente buona! Sarà che mi mancava tanto ? 😉

Nel pomeriggio abbiamo passeggiato a ritmo decisamente blando per le stradine di Chelsea e del Village, fino ad arrivare di nuovo nella zona del Flatiron, dove abbiamo curiosato un pochino tra gli stand di Eataly, che sicuramente qui più che a Milano ha ragione di esistere, con la sua ampia offerta di prodotti d’eccellenza italiani che altrove non è semplice trovare. Rientro in subway per l’ormai consueta family dinner e il dopocena on the rooftop! Ormai non ci proviamo neanche più ad uscire.. 🙂

GIORNO SEI – SABATO 15/8

Secondo i piani originari oggi saremmo dovuti partire per Philadelphia, invece questo giorno “regalato” a New York è stato quello che nei miei ricordi è ora forse il più bello!

Avremmo voluto vedere Coney Island, ma poi l’idea di farci più di un’ora di metropolitana per vedere una spiaggia e un luna park ci ha fatti desistere. In alternativa, abbiamo deciso di noleggiare le biciclette e dirigerci verso Central Park con l’intenzione di girarlo un po’ più approfonditamente; invece nell’attraversare la 5th avenue abbiamo scoperto con piacere che era completamente chiusa al traffico e piena zeppa di gente in bici, a piedi, in pattini, in monopattino o con altri strani mezzi di trasporto improvvisati, per cui ci siamo buttati nella mischia ed abbiamo iniziato a pedalare, spesso con il naso all’insù, ammirando e apprezzando nuovamente tutto quello che avevamo scoperto nei giorni precedenti, arrivando praticamente fino a Soho! In realtà saremmo potuti arrivare sino al fiume Hudson, ma c’è da considerare che oltre all’andata c’è anche il ritorno….. per cui, nonostante il nostro entusiasmo, ad un certo punto abbiamo deciso che due ore di bici erano più che sufficienti !

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Il pomeriggio non ci siamo fatti mancare un po’ di sano shopping nell’Upper East Side, dopodiché ci siamo dedicati alla sistemazione dei bagagli, perché domattina la sveglia suonerà presto!

WASHINGTON (16/8-19/8)

Il 16 agosto di primissima mattina (le 8.00!) siamo partiti da Penn Station con il treno veloce Amtrak prenotato un paio di giorni prima direttamente sul sito www.amtrak.com , che in tre ore e mezza ci ha portati a destinazione. Purtroppo, avendo prenotato con poco anticipo, non abbiamo potuto usufruire di tariffe scontate, per cui il costo per due persone + i bagagli è stato di 246 US$, circa 220 Euro, risultato comunque decisamente più basso rispetto all’alternativa di  prenotare in loco di un’auto da riconsegnare a Washington.

A Washington abbiamo visitato esclusivamente le “tappe obbligate” ovvero il Lincoln Memorial, il Campidoglio, l’Oblisco o Washington Monument, i memoriali ai caduti della seconda guerra mondiale, della guerra in Vietnam e della guerra in Korea, e, ovviamente, la Casa Bianca.

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Il resto del tempo lo abbiamo passato a goderci i nipoti, tra un tuffo in piscina, una visita a un museo, una soffocante passeggiata a 40° con il 90% di umidità che la città ci ha riservato.

Una curiosità gastronomica locale che non avevo mai assaggiato ed ho apprezzato particolarmente sono state le CRAB CAKES, delle deliziose e croccanti tortine di granchio, che sostituiscono l’hamburger nel classico panino farcito con insalata, pomodori e salsine varie e vengono servite con le immancabili patatine fritte. Non proprio un pasto sano ma via, siamo in America e una volta ogni tanto ci sta, se no che mi massacro a fare di attività fisica tutto l’anno ? 😉

FORT LAUDERDALE (19/8-27/8)

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Il 19 agosto in serata (20.30) abbiamo lasciato Washington con il volo interno operato dalla compagnia Jet Blue (www.jetblue.com) in partenza dall’aeroporto Ronald Reagan (DCA), il cui costo anche in questo caso, dato il poco preavviso con il quale lo abbiamo prenotato, è lievitato rispetto alle nostre previsioni per arrivare ad un totale per due persone di 360 Euro, di cui 50 per imbarcare i bagagli in quanto ho scoperto trattarsi di una compagnia low-cost, pertanto nel prezzo del biglietto erano compresi solamente i bagagli a mano.

Circa due ore e mezza dopo siamo atterrati all’aeroporto Fort Lauderdale-Hollywood e con un taxi abbiamo raggiunto il nostro monolocale con cucina presso il Tropi Rock Resort, nel North Beach Village. Il “Village” è praticamente un agglomerato di una quindicina di resort molto carini, con costruzioni a due o tre piani, tipo motel, tutti dotati di piscina, con la proprietà in comune per cui, volendo, ciascun ospite poteva usufruire di tutti i servizi in comune. Se può interessare, una buona metà dei resort sono gay friendly.

Fort Lauderdale si trova a circa 35 km da Miami e la nostra scelta per la settimana conclusiva di mare era caduta su questa località in quanto, essendo già stati a Miami, volevamo un posto più tranquillo nel quale poterci rilassare godendoci la spiaggia ed il mare. In realtà la località, famosa per essere diventata meta di Spring Break degli studenti americani durante le vacanze di marzo, nel mese di agosto è anche fin troppo tranquilla, per cui la consiglio solo se non avete velleità di vita notturna che vadano oltre una cena e un drink. Il centro della “movida” notturna sono i locali intorno a Las Ojas, una delle vie principali, dove sono concentrati diversi ristorantini, pub e disco-bar che offrono birra, cocktails e musica spesso dal vivo, ma che già intorno a mezzanotte si desertificano.

Curiosità: da marzo ad ottobre le luci di spiaggia e lungomare sono spente o soffuse al massimo in quanto le tartarughe marine vi depositano le uova. Forse anche per questo motivo la vita notturna non è granché!

La spiaggia è un po’ meno grande e un po’ meno bianca di quella di Miami ed è, ovviamente, tutta libera. Il mare, nei giorni in cui lo abbiamo trovato calmo, era caldo e limpido e trasparente come ce lo ricordavamo e ci ha consentito di fare lunghe nuotate; peccato solo per la presenza, soprattutto nel pomeriggio, di parecchie alghe, portate dalle varie tempeste tropicali che ci giravano intorno.

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Abbiamo noleggiato un’auto per 4 giorni al costo di circa 150 Euro, (prenotata al momento sempre su www.enoleggio.com e ritirata presso la Dollar locale. Attenzione: se la prenotate on-line il sistema non vi consente di prenderla il giorno successivo rispetto al momento in cui la state cercando, ma solo due giorni dopo, motivo per cui i primi due giorni eravamo appiedati!), per poterci muovere comodamente e, soprattutto, per la maratona di shopping da tempo programmata presso il mastodontico outlet di Sawgrass Mills (avete presente Serravalle ? ecco, saranno almeno 10 “Serravalli” 😀 ), che già durante il nostro soggiorno a Miami nel 2008 ci aveva dato grandi soddisfazioni e che anche stavolta ha avuto il suo perché, nonostante il cambio Euro-Dollaro fosse praticamente alla pari ! 😀

Come sempre, quando sono in giro da molto, pur se entusiasta del posto in cui mi trovo, ad un certo punto inizio a sentire nostalgia di casa, del mio letto, delle mie comodità, della mia famiglia e dei miei amici ed oltretutto l’ultimo giorno ci ha riservato pioggia torrenziale e tuoni e fulmini per l’imminente arrivo della tempesta tropicale Erika, per cui non mi è dispiaciuto più di tanto dover ripartire, perché sembrava proprio che fosse giunta ufficialmente la fine dell’estate…

DCIM100MEDIA

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New York

New York è viva e veloce. E’ colta e sexy, intima e maestosa, elegante e passionale. E’ invitante e parla tutte le lingue del mondo. E’ intensa, vivida e sofisticata. E’ rosso fuoco, ma anche algidamente calma. E’ chic, voluttuosa, dolce e saporita. New York è il jazz ad Harlem. E’ una boutique indiana nel Lower East Side e un’affascinante gita in battello fino a Staten Island. New York è una partita di baseball con gli Yankees e una passeggiata nello splendore culturale di Queens, un giro in metropolitana con la gente del posto. Che siate qui per rinvigorire il vostro spirito o per energizzare il corpo e la mente, la città saprà soddisfare qualunque passione.

L’ho sognato a lungo questo incontro con la Grande Mela, con La Città Che Non Dorme Mai, con Le Mille Luci di New York; per anni mi sono consumata gli occhi con libri, film e telefilm e ora che il grande momento è finalmente arrivato, non solo le mie aspettative non sono state deluse ma la realtà ha addirittura superato la fantasia.

New York è magica, è unica, è indescrivibile! Ti accoglie con la sua atmosfera surreale, con la sua luce così particolare, così diversa da qualsiasi altro posto tu abbia mai visto prima – fonte innegabile di ispirazione per artisti di ogni genere e categoria che la assurgono a propria dimora – ti riempie gli occhi e il cuore e, forse proprio perché l’hai già vista e rivista sul grande e piccolo schermo in una miriade di occasioni, ti accoglie con un abbraccio avvolgente e ti fa sentire come se fossi finalmente tornato a casa!

New York è l’anima e l’essenza dell’America. New York è l’America! E come per l’America non ci sono mezze misure: o la ami o la odi. E IO LA AMO. Visceralmente, appassionatamente e incondizionatamente, pur consapevole dei suoi (a parer mio pochi 😉 ) limiti, dei suoi difetti e delle sue contraddizioni.

E amo i suoi abitanti, amo questo popolo fiero e patriota e orgoglioso del proprio Paese (sentimento non molto diffuso in Italia, per usare un eufemismo), queste persone gentili e disponibili e chiacchierone e curiose, che a loro volta ci adorano al punto che, non appena ti identificano come italiano – e non ci vuole molto 😀 – si prodigano a testimoniarti una lontana discendenza per poterti orgogliosamente dire “mee too I am Italiano…”

E allora, alla stessa maniera, io asserisco : mee too I am American, perché come disse Benjamin Franklin

To consider yourself an American, no matter what Country you were born, and whether you have an American passport, it is important that America was always in your heart.

Al più presto pubblicherò il racconto del viaggio, con suggerimenti (spero utili!), aneddoti e un possibile itinerario per 6 giorni a New York 🙂

Dreaming of New York

Nel solito delirio lavorativo che sempre precede ogni periodo di ferie (sembra che si chiuda definitivamente e non si debba mai più tornare : tutti vogliono tutto prima di chiudere … ), le frenetiche giornate stanno volando via ad una velocità impressionante ed ho realizzato che manca ormai meno di un mese al prossimo viaggio.

Questa sarà l’estate della realizzazione di un altro grande sogno che covo da parecchio tempo: ritornerò dopo ben 4 anni nella mia adorata America ma, soprattutto, finalmente coronerò il mio sogno di vedere New York !

Partiremo il 9 agosto e rientreremo il 28. Il programma in linea di massima prevede:

-6 giorni a New York

-1 giorno a Philadelphia e 4 a Washington (questa è la parte ancora non definita del viaggio, in quanto il nostro scopo è di incontrarci con il fratello di Dario, nostra cognata e i due fantastici nipotini, che da giugno si sono trasferiti a vivere a Washington, appunto, ma se in quei giorni loro saranno negli Hamptons o altrove, li raggiungeremo ovunque si trovino 🙂  )

-8 giorni di mare in Florida, a Fort Lauderdale

Tutto il pianificabile/prenotabile è già stato da tempo opportunamente pianificato/prenotato:

VOLO AEREO: vista l’esperienza fantastica dello scorso anno abbiamo deciso di investire quel centinaio di eurini in più rispetto a British e Klm e di viaggiare ancora con Emirates 🙂 Volo prenotato in marzo direttamente sul sito della compagnia aerea (www.emirates.com) da Milano Malpensa a New York JFK diretto, senza scali, al costo di Euro 1.040 a testa A/R

VISTO ESTA: anche questo richiesto on-line direttamente sul sito https://esta.cbp.dhs.gov/esta/ al costo di 14 US$ a persona

PARCHEGGIO AEROPORTO: per evitare di non trovare posto, essendo alta stagione, prenotato www.malpensagpparking.it , (60 Euro per 20 giorni, pagabili direttamente in loco)

ASSICURAZIONE MEDICA: acquistata come sempre su www.columbusassicurazioni.it al costo di Euro 116 totali per due persone

HOTEL NEW YORK : prenotato su www.hotels.com il ST. JAMES HOTEL a Manhattan (109 West-45th Street), pagando solo un acconto pari al costo per la prima notte; l’hotel è cancellabile pagando solo una piccola penale sino al 7/8 (e molto probabilmente lo cancelleremo, in quanto saremo ospiti della nostra mitica cugina Katia – si esatto, la stessa che ci ospitò in California e che ora vive a Manhattan   e che ci farà vivere la città da “veri Newyorkesi” !!!  )

APPARTAMENTO a FORT LAUDERDALE: prenotato su www.booking.com il TROPI ROCK RESORT pagabile in loco, senza richiesta di acconti, e cancellabile senza penali sino al 18/8!

Ho poi acquistato la mia immancabile ed inseparabile guida LONELY PLANET, che ho già quasi consumato a furia di leggere e sfogliare, ed ho già effettuato (per sicurezza, come è mia abitudine quando non usufruisco di pacchetti viaggio organizzati) la registrazione del viaggio sul sito della Farnesina www.dovesiamonelmondo.it

Mi resta da organizzare la parte centrale del viaggio, quella non ancora definita e che penso perfezionerò direttamente in loco, ovvero:

  • Prenotare l’auto con la quale da New York ci sposteremo verso Philadelfia e Washington (o altrove…), per la quale utilizzerò l’ormai testato sito enoleggioauto.it
  • Prenotare gli hotel/motel nelle suddette città
  • Prenotare il volo interno da Washington a Fort Lauderdale tramite jetblue.com che ha diversi voli giornalieri al costo di circa 80/100 US$ a persona

E ora….. non mi resta altro da fare che contare i giorni che mi separano da questo nuovo e meraviglioso viaggio e dalla realizzazione dell’ennesimo meraviglioso sogno ! 🙂

Agosto 2011 – un sogno chiamato Hawaii !

E’ cominciato tutto un po’ così per caso, in una fredda serata di gennaio davanti alla tv, di quelle in cui il caldo e il mare ti mancano da morire, ne senti il bisogno in ogni poro della pelle e per supplire un po’ a questa mancanza e per sognare un po’ cominci a pensare a dove andare la prossima estate. E Dario improvvisamente la butta lì, così, una di quelle frasi che si dicono tanto per dire: “perché non ce ne andiamo alle Hawaii?” “eh, si, magaaaaari….” “perché magari? Proviamo a vedere quanto costano i voli, poi ci facciamo due conti..”

Secondo voi me lo faccio ripetere due volte? 🙂 No di certo! Accendo il pc, vado su Skyscanner e…. scopro che in realtà i prezzi dei voli non sono poi così proibitivi come pensavo! 🙂 E allora ci facciamo prendere la mano e simuliamo un noleggio auto e una prenotazione di alberghi e….. decidiamo che ci stiamo dentro, eccome se ci stiamo dentro!!! 🙂 Dopo una decina di giorni non potete immaginare la mia soddisfazione nello stampare i biglietti aerei Milano/Londra/Los Angeles/HONOLULU!!! 🙂 ripeto.. Honolulu, baby ! Il sogno proibito di una miriade di persone per noi sarebbe diventato realtà!!! Un sogno ad occhi aperti durato circa tre settimane, che ci ha lasciato nella mente e nel cuore ricordi indelebili…. Hawaii is our home away from home…!

La baia di Honolulu vista dal Diamon Head

La baia di Honolulu vista dal Diamon Head

Dunque…il volo lo abbiamo preso con British Airways (www.britishairways.com a Euro 1.060,00 cad.) con partenza da Milano Linate alle 8.00. del 13 agosto e arrivo alle 21 circa (ora locale) del medesimo giorno all’aeroporto di Honolulu sull’isola di Oahu, dopo 2 scali a Londra e Los Angeles (durata del viaggio circa 30 ore, di cui circa 19 di volo effettivo). Il ritorno invece era su Malpensa, per cui abbiamo dovuto organizzarci portando la macchina presso uno dei parcheggi di Malpensa il giorno prima della partenza per trovarla al ns. arrivo, e prenotando il taxi per la mattina della partenza. Non arrivate assolutamente in aeroporto senza il visto ESTA in quanto non vi faranno imbarcare. Si può tranquillamente richiedere on-line tramite il sito https://esta.cbp.dhs.gov al costo di Euro 22,00 totali ed ha una durata di tre anni. Noi abbiamo sottoscritto on-line (www.columbusassicurazioni.it) anche l’assicurazione medica, INDISPENSABILE negli USA, al costo totale di Euro 130,00 per due persone.

Dall’Italia avevo prenotato l’hotel a Honolulu (www.booking.com) per le prime 5 notti (White Sands Hotel, senza infamia e senza lode), il volo interno Honolulu/Maui (www.hawaiianairlines.com – durata un’ora scarsa – Euro 266,00 totali A/R per 2 persone), una stupenda Jeep Wrangler gialla decappottabile per il soggiorno a Maui (www.discounthawaiicarrental.com) e quello che si è poi rivelato essere il “nostro” magnifico appartamento, presso il condominio Maui Vista in località Kihei (circa Euro 300 totali per 5 notti, sempre su booking).

Per le 8 notti della seconda parte del soggiorno ad Honolulu, invece, abbiamo prenotato direttamente in loco, prima di partire per Maui, l’hotel Sheraton Princess Kaiulani (in quanto il White Sand non ci aveva particolarmente entusiamato); così come abbiamo prenotato direttamente presso un autonoleggio locale l’auto ad Honolulu solo nei giorni in cui ne avevamo necessità, in quanto averla per muoversi in città non serve ed i prezzi dei parcheggi sono a dir poco proibitivi!

Abbiamo girato tantissimo sia ad Oahu che a Maui, godendoci il mare, le montagne, i vulcani, le spiagge laviche e quelle di finissima sabbia bianca caraibica, le cascate, la variegata, inimitabile e spettacolare natura di queste isole fantastiche, che coniugano tutto il bello della cultura e della mentalità americana con il modo di vivere rilassato e rispettoso della natura proprio degli hawaiiani, formando un connubio unico ed assolutamente invidiabile. E’ davvero difficile questa volta tradurre in parole i paesaggi, i ricordi e le sensazioni, per cui delegherò buona parte di questo compito alle fotografie, che sapranno sicuramente rendere meglio l’idea !

Nella prima parte del soggiorno ad Oahu siamo partiti da Waikiki beach costeggiando tutta la East Coast per arrivare alla “mitica” Banzai Pipeline a Waimea, nella North Shore, dove in estate (purtroppo per me 😦 che volevo vedere le ondone) il mare è azzurro, limpido e liscio come olio, mentre in inverno vi si disputano gare di surf in condizioni proibitive! Tornando siamo passati anche da Pearl City, rimandando però alla seconda parte del nostro soggiorno la visita a Pearl Harbour.

Waikiki beach

Waikiki beach

Baniani Tree

Baniani Tree

in viaggio verso la North Shore

in viaggio verso la North Shore

Waimea

Waimea

di ritorno verso Honolulu Downtown

di ritorno verso Honolulu Downtown

Appassionatissimi del telefilm Hawaii Five 0 non potevamo certo lasciarci scappare l’occasione di vedere anche dal vivo le location più famose, come ad esempio il laghetto davanti all’Hilton Hawaiian Village, oppure l’Ala Moana Shopping Center, mentre Waikiki beach era praticamente la “nostra” spiaggia quando non ci spostavamo.

il laghetto davanti all'Hilton Hawaiian Village

il laghetto davanti all’Hilton Hawaiian Village

Negli stupendi sei giorni in cui abbiamo soggiornato a Maui ci siamo talmente adattati e integrati al rilassante stile di vita locale da mangiarci le mani per non aver deciso di dedicare più tempo a questa isola soleggiata e pacifica: complice sicuramente anche il fatto di avere trovato un appartamento favoloso dotato di tutti i comfort (lavatrice, asciugatrice, lavastoviglie, microonde, attrezzatura per la spiaggia quali ombrelloni e sdraio, stampante wireless, condizionatori, addirittura i boccali di birra ghiacciata in freezer al nostro arrivo 😀 ), complice il fatto di avere a disposizione l’auto, abbiamo quasi sempre pranzato e cenato in casa, facendo la spesa al vicino market FOODLAND, dove ci hanno addirittura dotati di una tessera per acquistare i prodotti scontati (qui ci sono tre prezzi nei market: uno per i residenti, uno per i turisti “tesserati” e uno, molto più alto, per tutti gli altri) e passando le serate a scolare birre e chiacchierare con due simpaticissime famiglie di canadesi conosciute nell’apposito ”angolo del fumo” in giardino (uno spiazzo attrezzato dotato di tavolini e sedie, in quanto alle Hawaii è proibito fumare a 6 metri da qualsiasi edificio, anche in strada, in spiaggia e anche sul proprio balcone, per cui vengono previste apposite aree dove poterlo fare) promosso ad “angolo della socializzazione”, frequentatissimo anche da chi non fumava affatto, come me per esempio! Del resto, qui la maggior parte delle strade è poco o per niente illuminata e la sera intorno alle 11, 11e30 non c’è più molta gente in giro in quanto il mattino all’alba, se non prima, sono già tutti in mare a surfare prima di iniziare la giornata lavorativa ! 🙂 Qui si che hanno capito tutto!!!

Maui - la nostra splendida

Maui – la nostra splendida “home away from home”

living zone

living zone

panorama dal

panorama dal “nostro” terrazzo 🙂

il mitico angolo del fumo

il mitico angolo del fumo

Maui l’abbiamo battuta palmo a palmo, un pezzetto al giorno: la West Coast, la bellissima Honolua Bay, la caratteristica ma molto turistica cittadina di Lahaina, le spiagge infinite di Wailea, la spiaggia lavica a Makena, Big Beach e Little Beach dove Dario ha sperimentato per la prima volta il Body Surfing, per finire sempre con un tuffo prima di rincasare alla bellissima Charlie Young Beach, esattamente dall’altro lato della strada rispetto a “casa” 🙂

Charlie Young Beach, davanti

Charlie Young Beach, davanti “casa” 🙂

Lahaina

Lahaina

Makena - spiaggia di lava vulcanica

Makena – spiaggia di lava vulcanica

Abbiamo anche percorso tutta la famigerata Hana Road fino a giungere all’Haleakala National Park, dove l’intento era di fare il bagno nelle Seven Pools, una serie di sette laghetti naturali collegati da cascatine, che erano però chiusi quel giorno a causa di una tempesta tropicale in arrivo 😦    Per inciso: la Hana Road è praticamente una delle nostre strade costiere panoramiche di lago o montagna, ad una corsia per senso di marcia e con dei ponticelli a senso unico alternato…. cosa evidentemente allucinante per gli americani abituati ad avere minimo tre corsie, tanto che al termine della stessa ci sono dei banchetti di souvenir che vendono magliette e cappellini con la scritta “I SURVIVED TO HANA ROAD” !!!   In effetti, se siete italiani vi riconoscono immediatamente per la guida sportiva e, appena possibile, accostano per farvi passare come se avessero dietro il diavolo in persona, perché gli americani la percorrono ad una “velocità” non superiore ai 30 Km/orari 😦

lungo la Hana Road

lungo la Hana Road

Haleakala National Park

Haleakala National Park

Haleakala National Park - le seven pools

Haleakala National Park – le seven pools

tempesta in arrivo....

tempesta in arrivo….

... a taste of America ... :)

… a taste of America … 🙂

... niente di più normale alle Hawaii :D

… niente di più normale alle Hawaii 😀

Ripartiti a malincuore dalla tranquillità di Maui, ci siamo però subito re-innamorati di Honolulu al primo sguardo ad una Waikiki beach in piena festa per una gara di surf per il compleanno del Duke Kahanamoku (ricorrente il 24 agosto) campione olimpico e di nuoto, considerato l’inventore del Surf moderno, la cui statua adornata dalle classiche collane di fiori troneggia davanti a Waikiki Beach!

“IL” Duke

Waikiki Beach - gare di surf

Waikiki Beach – gare di surf

I surfisti.... quelli veri ;)

I surfisti…. quelli veri 😉

In questa seconda parte di soggiorno abbiamo perlustrato la South Shore, apprezzando particolarmente la caraibica e bianchissima spiaggia di Lanikai; abbiamo affrontato la salita alla cima del Diamon Head, il cratere del vulcano inattivo che svetta sul panorama di Honolulu, dall’alto del quale si può apprezzare la magnifica e memorabile vista sulla baia; abbiamo fatto spese pazze all’outlet a Waikele; abbiamo ammirato l’Aloha Stadium; abbiamo visitato il memoriale di Pearl Harbour (raggiungibile tranquillamente in autobus), dove gli americani hanno subito il tragico attacco aereo dei giapponesi che ha segnato l’ingresso ufficiale dell’America nella seconda guerra mondiale, dal quale siamo usciti PROUD TO BE AMERICANS! 🙂

Lanikai

Lanikai

un curioso e originale poggia-bici :D

un curioso e originale poggia-bici 😀

Pearl Harbor - Arizona Memorial

Pearl Harbor – Arizona Memorial

Ma soprattutto…. abbiamo preso lezioni di surf ! E fa davvero effetto trovarsi in mezzo a quell’orizzonte infinito di acqua e onde, al largo di Honolulu, con lo skyline della città davanti, seduti sulla tavola con le gambe penzoloni (si…. come nei film in cui poi arriva da sotto lo squalo…. Io ci ho pensato 🙂 …) in attesa dell’onda giusta da cavalcare, e sentirsi dire dall’istruttore “Welcome to the Pacific Ocean”!

Detto ciò, è uno sport assolutamente FA-TI-CO-SIS-SI-MO!!! Due minuti di surfata (ammesso di riuscire a stare in piedi) ne comportano poi almeno 15 per tornare a nuoto al punto di partenza…. alla fine della prima ora di lezione eravamo devastati 😦 ma soddisfatti e orgogliosi di noi 🙂 !!!

Lezioni di surf

Lezioni di surf

Lezioni di surf

Lezioni di surf

Oltre a ciò ci siamo, ovviamente, goduti le immancabili colazioni da Starbucks e da Denny’s, le aragoste a prezzo abbordabile da Red Lobster e i mitici gamberi di Bubba Gump, la Round Pizza e i tacos to-go, i noodle’s “veri” fatti a mano in vetrina nei molteplici ristoranti giapponesi, il tipico “lokomoko” hawaiiano, i buonissimi “Cheesburger in Paradise”, mentre abbiamo passato la maggior parte delle serate al fantastico Duke’s pub, dentro l’Outrigger Hotel, sorseggiando birra e rum sotto le stelle, sulla spiaggia, con il rumore della risacca a riempire le pause del chitarrista, con “Hotel California” degli Eagles che chiudeva ogni serata provocandoci brividi di compiacimento. Inutile dire che ogni qualvolta ora sentiamo questa canzone torniamo immediatamente con il pensiero alle serate di quel viaggio magico e irripetibile, che probabilmente resterà tale per non rischiare di rovinarne il ricordo ormai degenerato in mito!

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Se potete, una volta nella vita, andateci ! A parte il volo aereo, il costo della vita in loco non è assolutamente proibitivo, specialmente se preferirete un appartamento agli hotel, soluzione che consente di risparmiare parecchio anche sul costo dei pasti. Vacanze favolose ne abbiamo fatte parecchie, ma le Hawaii sono senz’altro quella più memorabile, non fosse altro per il fatto di trovarsi davvero “dall’altra parte del mondo” ! 🙂

Agosto 2008 – USA – Florida

Lo scorso anno con gli USA è stato amore a prima vista, per cui abbiamo deciso di tornarci di nuovo, destinazione East Coast : 12 giorni tra Miami e le isole Keys!

Biglietto acquistato anche stavolta con largo anticipo direttamente sul sito della KLM, pagato 960 Euro a testa in Comfort Class (altrimenti sarebbero stati 800). La Comfort è una via di mezzo tra l’Economy e la Business: con un supplemento accettabile si può beneficiare di maggiore spazio tra i sedili, di uno schermo privato per l’intrattenimento (film, telefilm e giochi disponibili in inglese, francese e spagnolo) e di una maggiore offerta di snack e bevande; insomma, soldi decisamente ben spesi per un viaggio confortevole.

L’idea iniziale era quella di soggiornare due notti a Miami, poi dedicare 4/5 giorni al giro delle isole Keys e quindi tornare a Miami per rilassarci al mare, per cui anche stavolta avevo prenotato solamente le prime due notti in hotel a Miami Beach (al Carlton hotel, senza infamia e senza lode, sulla Collins, a un blocco dalla spiaggia e da Ocean Drive).  Abbiamo invece dovuto rivedere il nostro itinerario per “cause di forza maggiore”, nel senso che siamo atterrati a Miami appena prima della chiusura dell’aeroporto per un uragano in arrivo che, per nostra fortuna, ha perso forza nel tragitto, arrivando sulla città il giorno successivo declassato a “semplice” tempesta tropicale.  Certo, l’impatto con una Miami semi-deserta, con i negozianti che inchiodavano assi di legno alle vetrine, non è stato decisamente dei migliori; se poi ci aggiungiamo che la valigia di Dario è rimasta ferma ad Amsterdam (dove avevamo fatto scalo) e che ci è stato subito comunicato che sarebbe arrivata solo due giorni dopo, alla riapertura dell’aeroporto…… diciamo che la vacanza non è cominciata sotto i migliori auspici!

Tra l’altro, Miami Beach di primo acchito mi era sembrata un po’ una Rimini su vasta scala, con un sacco di hotel enormi, palazzoni, negozi e ristoranti e, oltretutto, l’accento che più sentivo parlare era l’italiano, nella fattispecie il romano…. Insomma, niente a che vedere con la California, che mi aveva fatta sentire immediatamente parte integrante dell’american way of life! Per fortuna, vacanza facendo ho avuto modo di ricredermi.

Dunque, causa maltempo abbiamo approfittato per passare subito un’intera giornata di shopping sfrenato a Fort Lauderdale, dove c’è un outlet immenso (da un padiglione all’altro conviene andare in auto!). Per l’occasione, visto che si trattava di un solo giorno, ci siamo tolti lo sfizio (più Dario in realtà) di noleggiare una favolosa Corvette gialla a soli 80 dollari, salvo poi scoprire che la franchigia per qualsiasi danno sarebbe stata di 1.000 dollari…. Gulp 😦  !!! Inutile dire che abbiamo guidato mooooolto piano 🙂

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Tre giorni dopo, finalmente rientrata l’emergenza uragano e riaperta la strada per le isole Keys (praticamente un ponte a due corsie in mezzo all’oceano!) abbiamo inforcato la nostra Grand Cherokee (noleggiata il giorno prima on-line, sempre tramite Enoleggio) e ci siamo diretti verso Key West, fermandoci strada facendo per una visita veloce ad Islamorada e Baia Honda.

verso le Keys

verso le Keys

Giunti a destinazione, grazie ai sempre preziosi consigli della nostra immancabile guida di viaggio, la Lonely Planet, abbiamo soggiornato al Lighthouse Court, una residenza storica, completamente in legno, con una ventina tra stanze e suites distribuite su due piani attorno alla piccola piscina e immerse in un bellissimo e silenzioso giardino tropicale, nel quale la mattina veniva servita la colazione. Abbiamo pagato 100 dollari a notte a camera, ma li valeva veramente tutti! Tra l’altro, è situato proprio di fronte alla casa di Hemingway ed è a un solo blocco da Duval Street, la strada con le principali attrazioni in fatto di vita notturna, molto vivace!

Key West - hotel Lighthouse

Key West – hotel Lighthouse

Key West - casa di Hemingway

Key West – casa di Hemingway

Per girare l’isola a tappeto nei due giorni che le abbiamo dedicato abbiamo noleggiato uno scooter, che è indubbiamente il mezzo migliore per muoversi agevolmente nelle stradine tortuose e trafficate. Unica nota negativa: il mare non era affatto bello, non so se a causa del recente passaggio della tempesta tropicale, ma era molto fermo, a tratti maleodorante, quasi paludoso.

Key West

Key West

Key West

Key West

Key West by night

Key West by night

Al nostro rientro a Miami Beach il maltempo era finalmente passato e ci hanno accolto cielo limpido, sole cocente, umidità altissima e un oceano caldo e trasparente! Devo dire che questa è stata una bella sorpresa perché mi aspettavo che l’Oceano Atlantico fosse come il Pacifico, ovvero freddo, scuro e mosso, invece l’ho trovato molto simile al Messico, contornato da bellissime ed immense spiagge di sabbia bianca e dalle immancabili torrette di legno colorato dei Bay-Watch!

Miami

Miami

Miami Beach

Miami Beach

Tuttavia, escludendo Miami Beach e l’Art Deco District, Miami è una città molto grande ed anche abbastanza pericolosa, come abbiamo potuto evincere dai consigli della Lonely (che raccomandava di non trattenersi in alcune zone della città, come Little Havana, dopo la chiusura dei negozi) e come abbiamo avuto modo di sperimentare personalmente, fortunatamente senza conseguenze, in occasione di uno sbaglio di direzione.

Concludendo, nonostante sia stata l’ennesima bellissima esperienza e l’ennesima bellissima vacanza, personalmente devo ammettere che mi è rimasta molto più nel cuore la California !

Agosto 2007 – USA – California

Dopo averla lungamente sognata ad occhi aperti, questa volta ci siamo veramente : destinazione America, West Coast ….. CALIFORNIA HERE WE COME !!!

A darci la spinta è stata la scusa di andare a trovare la cugina di Dario che vive a Palm Desert, una cittadina della contea di Riverside, situata nella Coachella Valley, a circa 11 miglia dalla maggiormente nota Palm Springs, o dall’ancora più nota Indian Wells, dove si gioca il famoso omonimo torneo di tennis.Non appena presa la decisione, abbiamo subito prenotato il volo, con 4 mesi di anticipo, con KLM+Delta Airlines, pagandolo 850 Euro a testa A/R. Nei mesi successivi abbiamo provveduto a sottoscrivere l’assicurazione medica (indispensabile per un viaggio negli USA) con EuropAssistance (180 Euro totali) ed abbiamo prenotato l’auto tramite il sito Enoleggio per un costo totale di 430 Euro per 21 giorni, escludendo qualsiasi tipo di franchigia per poter viaggiare tranquilli.

Infine, ho prenotato il solo pernottamento per la prima notte, dato che saremmo arrivati a L.A. in tarda serata e avremmo ritirato l’auto la mattina successiva. Prendendo consiglio da altri racconti di viaggio, ho prenotato il Super8 Motel vicino all’aeroporto o meglio, avrei voluto prenotarlo ma erroneamente ho prenotato il Super8 ad Inglewood, che è comunque abbastanza vicino, ma in una zona abbastanza malfamata, tanto che il taxista che ci ha accompagnati ci avrà ripetuto almeno 10 volte di andare solo a dormire e di non uscire se non la mattina dopo! Pertanto, fate molta attenzione al momento della prenotazione a selezionare “Super8 Airport” e non “near airport”. In quello “giusto” abbiamo poi pernottato l’ultima notte, dato che il volo era la mattina molto presto, e devo dire che è veramente carino, come quasi tutti i motel di questa catena in cui abbiamo pernottato in diverse località, con tanto di piscina dove farsi un tuffo rilassante dopo una giornata passata in giro a scarpinare!

In totale abbiamo fatto quasi 4.000 chilometri in 21 giorni, girando la California in lungo e in largo, e facendo una puntatina anche in Nevada; abbiamo visitato San Diego, Las Vegas, San Francisco, San Clemente, Laughlin, Solvang, Rancho Mirage e Palm Springs. Abbiamo volontariamente deciso di tralasciare i parchi e Los Angeles, a parte una puntata al Pier e alla spiaggia di Santa Monica l’ultimo giorno anche se, col senno di poi, mi sono un po’ pentita di non avere fatto almeno un giro a Rodeo Drive e Beverly Hills, ma bisognava pur fare delle scelte e ci sarà, spero presto, occasione di tornare e rimediare.

Qualche consiglio che potrebbe rivelarsi utile: noi abbiamo prenotato tutti gli alberghi strada facendo, prediligendo quasi sempre i motel, che in America hanno standard abbastanza elevati, sono puliti ed hanno camere spaziose ed accoglienti (quasi sempre con due king-size bed, talmente capienti che generalmente ne usavamo uno per dormire e uno per lasciarci sopra le valigie aperte, evitando così di doverle disfare ogni volta) e quasi sempre sono dotati anche di piscina. Abbiamo pernottato in hotel solamente una notte a San Francisco (essendo arrivati di sera abbastanza tardi e non avendo a disposizione molto tempo per cercare una sistemazione) e a Las Vegas in quanto, a meno che non si vada al Bellagio, i costi delle camere in questa stagione sono davvero molto contenuti (noi eravamo al Four Queens, sulla Freemont, ed abbiamo pagato per una camera gigantesca con doppio king-size bed e zona living circa 24 dollari a notte a camera!).

Suggerisco di fare sempre le prenotazioni da internet, anche se siete esattamente davanti dall’hotel, in quanto le tariffe sono sempre molto più convenienti. Abbiamo provato ad entrare a chiedere se vi fossero camere libere ed il prezzo, uscire e prenotare on-line e avere un risparmio anche del 20%. Un’altra “bazza” (come dicono in Romagna) è quella di raccogliere le riviste pubblicitarie che si trovano per strada generalmente di fianco ai distributori automatici di giornali, le quali regalano coupon con sconti su hotel e ristoranti. Abbiamo avuto modo di verificare che sono sconti reali e che vengono accettati di buon grado ovunque!

Grazie ai preziosi suggerimenti di nostra cugina, siamo usciti un po’ dal seminario dei canonici giri turistici: abbiamo passato una giornata al mare a San Clemente, nell’ Orange County (ricordate il telefilm O.C. ? E’ stato ambientato qui!), una piacevole cittadina dallo stile architettonico coloniale spagnolo, con il caratteristico molo in legno e tanti, tantissimi surfisti! Il bello dell’America è che ti senti sempre e continuamente come dentro ad un film!

Tornando da Las Vegas abbiamo fatto una sosta a Laughlin, una Las Vegas in miniatura che sorge lungo le sponde del fiume Colorado, soggiornando al Riverside Resort che offre bellissime suites e una piscina all’aperto al terzo piano, nonché un fornitissimo buffet in formula “all-you-can-eat” a prezzi sbalorditivi (tipo 20 dollari totali per la camera e 8 dollari a persona per il buffet). Si può inoltre approfittare della sosta per praticare numerosi sport acquatici, dallo sci d’acqua, alle moto, alla canoa, al pedalò (!) sul fiume Colorado.

Molto pittoresca e caratteristica anche la sosta a Solvang, una piccola cittadina Danese situata nella contea di Santa Barbara, che fu fondata nel 1911 da un gruppo di educatori danesi, ricca di fascino, cultura, vino e, naturalmente, dolci, che mantiene il suo fascino turistico grazie ai numerosi mulini a vento, vetrine, panetterie e cantine che ti fanno completamente dimenticare per un giorno di essere in California! Inutile dire che abbiamo pernottato nel mulino!

Salendo o scendendo in auto da San Francisco a Los Angeles assolutamente da non perdere è il Big Sur, circa 150 km di strada costiera (che va grosso modo da Carmel a San Carpoforo Creek), abbastanza tortuosa, ad una corsia per senso di marcia, a picco sull’oceano, con panorami mozzafiato che ricordano molto le higland scozzezi.

Infine, in maniera particolare se viaggiate con dei bambini, ma non necessariamente, consiglio senza dubbio una visita al Seaworld di San Diego : l’ingresso è decisamente costoso (circa 80 dollari a persona) ma è assolutamente spettacolare, in maniera particolare le vasche delle orche e i tunnel con gli squali!

Considerando i chilometri macinati e il continuo parti e riparti, chiudi valigie e disfa valigie, non si può certo dire che sia stata una vacanza rilassante, ma da sogno si! L’America è stata esattamente come me la ero immaginata e a volte di più! Sono tornata a casa con il cuore colmo di gioia, gli occhi e la mente pieni di ricordi bellissimi, la digitale piena di fotografie e con la voglia immensa di tornare prima possibile!

To consider yourself an American, no matter what Country you were born, and whether you have an American passport, it is important that America was always in your heart (Benjamin Franklin).

San Diego

San Diego

San Diego

San Diego

San Diego - vista della baia e ponte del Coronado

San Diego – vista della baia e ponte del Coronado

San Diego - Old Town

San Diego – Old Town

Las Vegaz - La Strip

Las Vegas – La Strip

Las Vegas

Las Vegas

Las Vegas - lo spettacolo delle fontane del Bellagio

Las Vegas – lo spettacolo delle fontane del Bellagio

San Francisco - leoni marini al Pier 39

San Francisco – leoni marini al Pier 39

San Francisco - il tram di Milano !!!

San Francisco – il tram di Milano !!!

San Francisco - Skyline

San Francisco – Skyline

San Francisco

San Francisco

San Francisco

San Francisco

San Francisco - Il Golden Gate

San Francisco – Il Golden Gate

San Francisco - a passeggio sul Golden Gate

San Francisco – a passeggio sul Golden Gate

Big Sur

Big Sur

Big Sur - elefanti marini spiaggiati

Big Sur – elefanti marini spiaggiati

Santa Monica - Il Pier

Santa Monica – Il Pier

Santa Monica beach

Santa Monica beach

Santa Monica

Santa Monica