Agosto 2013 – Minorca

Credo che il mio amore incondizionato per la Spagna in generale e per le isole Baleari in particolare sia ormai cosa nota; è lì lì che se la gioca con il mio numero uno in assoluto: gli States !  🙂

Ebbene, Minorca, la seconda per estensione e la più tranquilla delle quattro isole, con un turismo più orientato a soddisfare le esigenze di famiglie e di coppie, si è decisamente aggiudicata nella mia personalissima classifica lo scettro di regina delle Baleari: un’isola da sogno, con scorci di mare che nulla hanno da invidiare ai fondali caraibici, spiagge stupende, porticcioli pittoreschi, il bianco delle case che contrasta con il blu del cielo e del mare cristallino. Non a caso è stata nominata Riserva della Biosfera: una natura mozzafiato è qui padrona incontrastata, con tutta la sua forza e il suo splendore. Si passa dalle bianche e lunghe spiagge al Parco Naturale, alle pinete, alle riserve naturali marine, alle grotte terrestri. Il tutto impreziosito da un mare dall’incredibile colore verde-azzurro.

Splendidi edifici, attraenti ville e misteriosi siti preistorici concorrono a rendere Minorca semplicemente unica e scintillante. L’Architettura araba e quella medioevale si sposano perfettamente nell’affascinante città di Ciutadella, l’antica capitale dell’isola posta nella parte occidentale. Da esplorare a piedi, Ciutadella è un posto completamente diverso da qualsiasi altro sull’isola: piccole piazze, palazzi sontuosi, antichi monasteri, chiese, gallerie d’arte, negozi, bar e ristorantii la rendono particolarmente affascinante. Imperdibile il porto vecchio che si trova sotto le mura della città vecchia e che di sera diventa un’appendice all’aperto dei numerosi ristoranti qui presenti, consentendo di cenare in riva al mare immersi in un’atmosfera resa incredibilmente romantica dalle torce accese sulle terrazze dei bar e dei discopub che circondano tutto il porto.

Ciutadela

Ciutadela

Il porto

Il porto

il porto in notturna

il porto in notturna

Ma veniamo ai suggerimenti pratici! 😉  Ho prenotato, come sempre con almeno un paio di mesi di anticipo e come sempre direttamente sul sito della compagnia aerea, i biglietti A/R da Milano Malpensa a Mahon (l’attuale capitale, posta all’estremità orientale dell’isola) con Easy jet (Euro 283,00 a testa, comprensivi di imbarco prioritario, scelta dei posti in prima fila e un bagaglio da stiva a testa). Sempre on-line (www.shuttlemenorca.com) ho acquistato i biglietti per il trasferimento in autobus da Mahon a Cala Santandria (Euro 21,00 a testa A/R per una cinquantina di chilometri, in quanto Mahon e Ciutadella si trovano esattamente agli antipodi), dove si trovava il nostro appartamento, al Club Cales de Ponent, prenotato sempre su Booking.com (Euro 1.600,00 totali x 2 settimane per un appartamento con cucina, bagno, due camere da letto e balcone, con pulizie e cambio della biancheria a giorni alterni, inserito all’interno di un bellissimo complesso di costruzioni a due piani, affacciate sulla piscina oppure sui curatissimi giardini, con una bella terrazza solarium arredata con lettini e ombrelloni gratuiti, zona connessione Wi-Fi gratuita, e possibilità di usufruire, ovviamente a pagamento, un bar e di un ristorante a buffet , che abbiamo provato un paio di sere in cui eravamo particolarmente provati dalla giornata e non avevamo voglia né di uscire a cena né tanto meno di cucinare e devo dire che, per il prezzo fisso di 15 Euro a testa, è davvero consigliabile, soprattutto la carne e il pesce grigliati al momento su richiesta!). Il club dista 100 metri dall’ottima spiaggia attrezzata di Cala Santandria, 10 minuti a piedi dal centro di Cala Blanca e 2 km circa da Ciutadella ed è ottimamente servito da numerosi minimarket, supermarket e discount nei dintorni.

Cales de Ponent - la zona piscina

Cales de Ponent – la zona piscina

Cala Santandria

Cala Santandria

Per i nostri spostamenti sull’isola abbiamo, come sempre, preferito lo scooter rispetto all’auto (anche se il costo in questo caso era addirittura maggiore!) in quanto ci consente maggiore libertà di movimento, non essendo vincolati alla disponibilità dei parcheggi nelle varie calette, che il mattino si esauriscono molto rapidamente.  Anche questa volta lo abbiamo prenotato on-line con l’ottimo servizio della compagnia locale Cooltra.com, che prevede consegna e ritiro direttamente all’hotel, al costo totale di Euro 450,00 per due settimane.

Anche stavolta abbiamo girato parecchio, ogni giorno alla scoperta di una nuova caletta e alcuni giorni addirittura una il mattino e una il pomeriggio, soprattutto quando siamo rimasti nei dintorni di Ciutadella. Le più belle, a mio avviso, si sono rivelate, nell’ordine: Cala en Brut, dove non c’è spiaggia, solo rocce terrazzate, acqua spettacolarmente trasparente e cristallina, circondata da rocce a picco sul mare che danno la sensazione di nuotare in un fiordo 🙂 ; per chi come me non si tuffa, c’è comunque la possibilità di scendere in acqua tramite apposite scalette in ferro tipo quelle delle piscine, attaccate  alle rocce per poter poi risalire.

Cala 'n Brut

Cala ‘n Brut

Cala 'n Brut

Cala ‘n Brut : che ve lo dico a fare…. il pazzo che si sta tuffando di testa dopo avermi assicurato che non lo avrebbe mai fatto è Dario … 😉

Poi Cala en Bosh, fondale azzurrissimo e trasparente come se si nuotasse in piscina, caraibica! 🙂

Cala 'n Bosch

Cala ‘n Bosch

E cosa dire di Macarella, e dell’impareggiabile Macarelleta, raggiungibile dopo una sessione di trekking a “scollinare” il promontorio che le divide ? 🙂

Macarella

Macarella

Macarelleta

Macarelleta

Senza parlare di cala Mitjana, per raggiungere la quale occorre una camminata di una mezz’oretta buona immersi nella pineta, e di Mitjaneta, che stavolta abbiamo raggiunto a nuoto per evitare un altro scollinamento… 🙂

Cala Mitjiana

Cala Mitjiana

Senza tralasciare Cala En Turqueta, Son Saura, Cala Blanca e, last but not least, la favolosa Son Bou, che con i suoi 3 chilometri di sabbia dorata è la spiaggia più lunga dell’isola, con un fondale che digrada moooolto dolcemente, ideale per chi viaggia con bambini.

l'acqua incredibilmente trasparente di Son Bou

l’acqua incredibilmente trasparente di Sou Bou

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Giugno 2013 – Gli incantevoli colori di Alghero

Voglia di mare. Di sentirne il profumo nelle prime, tiepide, giornate estive, di ritrovarne l’azzurra e placida trasparenza, di goderne i sapori più autentici.

Dario non è mai stato in Sardegna. Tenendo conto del fatto che quest’anno abbiamo saltato la vacanza invernale, ho deciso regalargli un assaggio di questa meravigliosa regione, purtroppo intoccabile nel nostro consueto periodo di ferie estive, in agosto. Un’occasione da intenditori, un invito a un primo timido viaggio di stagione viene da Alghero, la città principale della Riviera del Corallo, che offre spiagge stupende, lambite da un mare turchino e trasparente, raggiungibili anche a piedi o in autobus senza dover necessariamente noleggiare un’auto per uscire dalla città stessa.

Per riuscire a trovare degli orari aerei favorevoli ho dovuto optare per due tratte distinte (andata con Air One da Milano Malpensa alle ore 18.00 di venerdì e rientro alle ore 12.30 del lunedì successivo con Easy Jet), la qual cosa ha inciso notevolmente sul prezzo dei biglietti, già di per sé non proprio a buon mercato rispetto ai miei soli standard…

L’aeroporto di Alghero Fertilia dista circa 15 km dal centro della città ed è ottimamente e comodamente servito da autobus di linea, servizio che abbiamo potuto apprezzare per il viaggio di rientro, mentre all’arrivo abbiamo preferito raggiungere il nostro hotel (Alghero City Hotel, prenotato sempre su Booking.com,  situato a 5 minuti a piedi dalla città vecchia e a una quindicina dai lidi cittadini) direttamente in taxi. Scaricati i bagagli e preso possesso della nostra camera, ci siamo immediatamente incamminati verso il vivace lungomare già gremito di vacanzieri, soprattutto stranieri ma non solo.

Alghero è una città-fortezza dall’indole e dal cuore catalano, conosciuta anche come la piccola Barcellona, avendo conservato l’uso della lingua catalana. Dalla piazza, cuore della movida algherese, una passeggiata sui camminamenti delle antiche mura è la premessa di un buon aperitivo da sorseggiare al tramonto, al cospetto di una costa che si allunga fra arenili sabbiosi e costoni ripidi sino alla mole di Capo Caccia. Il nucleo antico di Alghero è genuinamente affascinante. A piedi o in bici è un piacere girovagare fra vicoli e piazzette acciottolate di questo borgo d’origine genovese, fondato dai Doria nel 1102, ma da metà del Trecento e fino al Settecento cresciuto nel nome e nel culto della corona aragonese. Antichi palazzi spagnoleggianti traforati da bifore, portoni dai sobri tratti artistici, silenziosi conventi, la Cattedrale di Santa Maria dalle splendide decorazioni, la Chiesa di San Michele, dall’inconfondibile cupola policroma, delineano un percorso che merita una visita a tutte le ore del giorno e della sera.

Dopo esserci riempiti gli occhi di mare (ogni volta che lo rivedo dopo tanto tempo non riesco a smettere di fissarlo e fissarlo e fissarlo, finché il senso di pace che mi trasmettono le sue placide acque cristalline riesce a colmare il mio spirito), ci fermiamo per la prima cena in uno dei graziosi ristoranti che costeggiano il camminamento lungomare della città vecchia, che sarà la nostra meta anche per le serate successive, per ottime cene a base di pesce, romantici tramonti e spettacolari cieli luminosi, limpidi e stellati.

Abbiamo passato due giorni fantastici e rilassanti, oziando al sole e tuffandoci nelle invitanti, seppur ancora fresche, acque di un azzurro sfavillante; pranzando nelle trattorie nei dintorni della spiaggia, girando in bicicletta prima del tramonto alla scoperta della città, passeggiando sul lungomare prima e dopo cena, oziando a gustare un gelato o una birra fresca in uno dei numerosi locali in riva al mare.

Davvero a malincuore il lunedì mattina abbiamo ripreso la rotta di casa…. consolati solo dal fatto che mancano meno di due mesi alle vacanze estive….. perché anziché placare la nostra voglia di mare, questa mini-vacanza ne ha solo accentuato la nostalgia ! 🙂

il camminamento lungomare della città vecchia

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gli imperdibili tramonti

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la meravigliosa luce del crepuscolo

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… noi ! …

Alghero by night

Alghero by night

Aprile 2013 – un weekend a Bruxelles

A causa del cambio di lavoro avvenuto lo scorso novembre, non avendo giorni di ferie disponibili, sono costretta a saltare l’ormai consueta vacanza invernale. Ma la voglia di staccare almeno per un weekend è troppo forte, per cui mi metto d’impegno a smanettare sul web in cerca di offerte allettanti e ….. ecco che ti trovo la combinazione perfetta: volo Ryan Air con partenza sabato mattina ore 8.30 e rientro domenica sera ore 19.30 a 40,00 Euro a persona A/R!  Non mi faccio certo sfuggire l’occasione e procedo subito a prenotare l’Hotel Sheraton Brussels, strategicamente posizionato in Place Rogier, proprio accanto alla fermata della metro Rogier e a 10 minuti a piedi dalla Grand-Place e dai viali del centro (85,00 Euro per 1 notte, solo pernottamento).

L’aeroporto Charleroi è situato a circa 12 km. dal centro pertanto, non volendo sprecare tempo prezioso, abbiamo optato per un trasferimento in taxi. Bruxelles non è grandissima come città, quindi questo assaggio è stato sufficiente per vederne i simboli più significativi. Abbiamo cominciato la nostra esplorazione dall’imponente Grand- Place, considerata una delle più belle piazze del mondo, circondata da magnifici edifici dai diversi stili architettonici, per proseguire con il Manneken Pis, una statua in bronzo alta una cinquantina di centimetri, espressione dello spirito ironico e scherzoso dei brussellesi, il quale viene spesso vestito con uno dei suoi 654 costumi, tutti esposti alla Maison du Roi, sulla Grand-Place. Esistono numerose leggende in proposito: una racconta che, grazie al suo gesto naturale di fare pipì, questo bambino abbia spento la miccia accesa di una bomba destinata alla Grand-Place, e in forma di ringraziamento lo si sia immortalato nel suo eroico gesto. In realtà è una fontana costruita sotto il regno degli arciduchi Alberto e Isabella per rifornire il quartiere d’acqua potabile.

La Grande Place

La Grande Place

La Grande Place

La Grande Place

Le Manneken Pis

Le Manneken Pis

Contrariamente alle nostre abitudini, a pranzo abbiamo deciso di fermarci in uno degli innumerevoli ristoranti “turistici” nei dintorni della Gran-Place che offrivano menu a prezzo fisso, per assaggiare le tanto decantate “moules-frites” (patatine fritte a mollo nelle cozze lessate…) ma ve lo sconsiglio decisamente, in quanto abbiamo mangiato malissimo e pagato un botto perché dal menu a prezzo fisso (se non ricordo male 16 Euro a persona) erano escluse le bevande: 5 Euro per una bottiglia piccola di acqua e il doppio per del vino in brocca….. non ricordo purtroppo il nome del ristorante, al quale farei volentieri cattiva pubblicità, ma si equivalevano più o meno tutti….. quindi giratene pure al largo 😦

Nel pomeriggio abbiamo girovagato per le vie del centro per un po’ di sano shopping, scoprendo ogni tanto qua e là una chiesetta nascosta, una piazzetta che si offriva improvvisamente al nostro sguardo, un palazzo in stile liberty e curiosando tra vetrine particolari, negozi delle solite marche internazionali, centri commerciali (il City2 è a 2 minuti a piedi dall’Hotel), visto e considerato che il giorno successivo tutti, e dico TUTTI, avrebbero osservato la chiusura domenicale, cosa alla quale (forse purtroppo 😉 !) non siamo più abituati.

Mi sono persino lasciata tentare, cosa inusuale per me che non sono generalmente golosa di dolci, da un favoloso WAFFLE-TO-GO in uno dei numerosissimi baracchini che li vendono in ogni dove, tanto che se ne respira continuamente l’invitante aroma dolciastro per tutto il centro! 🙂

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Per la serata invece, abbastanza stanchi per la sveglia all’alba e per il tanto girovagare, e infreddoliti dal vento e dalla temperatura non proprio primaverile della giornata, abbiamo deciso di fermarci alla Boston Steak House, proprio sotto l’hotel, senza aspettarci nulla di particolare; invece la carne di pollo e manzo grigliata era decisamente buona, completa di contorno come è buona abitudine ovunque tranne in Italia. Buon rapporto qualità/prezzo.

La domenica mattina è stata surreale: sono uscita intorno alle 9.30 per fare colazione ed ho trovato un deserto spettrale; capisco i negozi chiusi…. ma persino i bar ? Ebbene si ! Dopo aver scambiato qualche commento e qualche sguardo basito con qualche altro ignaro turista come me, alla fine mi sono ridotta ad acquistare un croissant in una panetteria che stava aprendo in quel momento (le 10!) e a prendere un cappuccio “a gettoni” nella macchinetta disponibile nella medesima… puah! Per me, che considero la colazione la mia “coccola sfiziosa” è stata una vera delusione ! 😦

Tornata in hotel e recuperato Dario che, come suo solito, ancora poltriva tra le calde coltri, ci siamo diretti in metropolitana verso la zona del parco dell’Heysel, dove abbiamo passeggiato per il tranquillo quartiere residenziale sino a raggiungere l’ingresso dello Stadio, dove è apposta la targa in memoria delle 39 persone (di cui 32 italiane) tragicamente morte nel 1985, prima dell’inizio della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool.

verso l'Heysel

verso l’Heysel

Ci siamo poi diretti verso l’Atomium, forse l’attrazione turistica più popolare, che è una costruzione in acciaio che rappresenta i 9 atomi di un cristallo di ferro e fu realizzata durante l’Esposizione Universale del 1958. Al suo interno si trovano un’esposizione permanente dedicata al monumento, alcune mostre temporanee, negozi di souvenir e un ristorante panoramico a 95 metri di altezza . Noi però abbiamo deciso di ammirarlo solo esternamente e di goderci un po’ di relax nel parco, nel tepore del sole finalmente spuntato! 🙂

Atomium

Atomium

Per pranzo abbiamo deciso di tornare verso le zone centrali, ma questa volta ci siamo gustati un ottimo panino nei tavolini all’aperto di un bar in una tranquilla piazzetta pedonale della quale purtroppo non rammento il nome, dieci volte più buono e dieci volte meno costoso del pranzo del giorno precedente. Devo ammettere che, in effetti, dal punto di vista culinario questa gita in Belgio non è stata particolarmente entusiasmante ….pare che l’unica cosa nella quale eccellono siano cioccolata e dolci, che non sono certo tra le nostre preferenze!

Il resto del pomeriggio lo abbiamo passato in relax, godendoci il dolce far nulla domenicale alla stessa maniera dei brussellesi, gironzolando a ritmo lento, curiosando tra le bancarelle di un mercatino artigianale incrociato per caso, gustando qualche birretta e qualche caffè per approfittare del wi-fi e chattare un po’ con gli amici a casa, fino al momento di tornare a recuperare i nostri bagagli in hotel dirigerci verso l’aeroporto.

Cibo a parte, abbiamo passato un bel weekend di “stacco” dalla consueta routine e abbiamo aggiunto un’altra bandierina sulla nostra Travel Map! 😉

Ottobre 2012 – un weekend lungo a Sorrento

La Penisola Sorrentina ha un paesaggio unico al mondo, dove si alternano alte e basse colline a profondi valloni e maestose montagne, terrazzate in gradoni di terra degradanti verso il mare, sui quali spiccano alberi di aranci, limoni, ulivi e viti. Sono i giardini di delizia dai quali in primavera esala un profumo inebriante di zagara. Sul lato che si affaccia sul Golfo di Napoli costituisce la Costiera Sorrentina, mentre nel lato che da sul Golfo di Salerno forma la Costiera Amalfitana.

Affacciata sul mare, contornata da spiagge rocciose e verdi colline, scorci pittoreschi e fascino mediterraneo appare Sorrento, con il suo centro antico, le sue marine, i suoi giardini d’agrumi, i suoi percorsi pedonali tra antichi casali e con la sua vista mozzafiato sul golfo di Napoli, sul Vesuvio e sulla vicina isola di Capri.

u' Vesuvio

u’ Vesuvio

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Lo spettacolo che regala questo scorcio d’ Italia è impareggiabile: il verde della macchia mediterranea e dei terrazzamenti coltivati ad agrumi, la pittoresca trama di vicoli e scale affacciata su un mare di un azzurro spettacolare, paesi-presepe che, dal litorale, si sviluppano in verticale, in una intricata sovrapposizione di strade, vicoli e negozi che espongono coloratissimi abiti e ceramiche pregiate, e sopra tutto i profumi intensi delle agave, dei fichi d’india, del rosmarino….

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…. Balconi sospesi tra il mare blu cobalto e le pendici dei monti, un rincorrersi di vallate, promontori, calette, spiagge e terrazze coltivate, e poi baie, insenature, strapiombi e piccoli borghi arroccati sui monti…. Strade tortuose che si insinuano in profondi valloni, avvolgono gli speroni di roccia a picco sul mare per scendere verso le spiagge e poi risalire, in una successione di vedute e scorci mozzafiato…. Tutto questo sono la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana, un paesaggio unico al mondo.

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Agosto 2012 – Magica Andalusia

Un orizzonte ampio e senza punti di riferimento in cui solo un sole accecante e prepotente fa da limite all’infinito, case candide con cornici d’oro, fiori variopinti che coprono i cortili, paesini bianchi arroccati come un presepe vivente, profumo di agrumi, di fiori d’arancio e di olio, distese sconfinate di uliveti nel brullo paesaggio circostante, torri dorate, moschee, chiese, patii fioriti e il suono del flamenco sopra ogni cosa …. questa era l’Andalusia che sognavo, e questa è stata esattamente l’Andalusia che ho trovato!

La regione che, più delle altre, ha sempre rappresentato nel mio immaginario la Spagna intera, ponte tra due continenti, l’Europa e l’Africa, punto di incontro tra due mari, l’Oceano Atlantico e il Mediterraneo, caleidoscopico contenitore di culture diverse, la cui caratteristica principale è la contraddizione. Ogni angolo del suo territorio è segnato dalle diversità: le bianche cime della Sierra Nevada che circondano Granada e le calde valli del Guadalquivir che attraversa Cordoba e Siviglia, lo struggimento e la passione del flamenco, la forza e il sangue nella corrida, gitani e toreri, lo sherry ma anche le olive e i limoni. E’ il passaggio da una maestosa cattedrale cristiana a un antico palazzo arabo, è lasciare paesini immoti costituiti da una manciata di casette bianche per poi incontrare all’improvviso città moderne piene di luci. E’ una terra con un fascino senza tempo.

Per viverla appieno bisogna ammirare i suoi tramonti, perdersi nei dedali delle sue viuzze, cercare ristoro all’ombra di un aranceto tra le piazzette assolate, girovagare per le vie animate del centro o degli antichi quartieri. Ma, soprattutto, bisogna apprendere l’arte di godersi la vita, apprezzarne il ritmo lento e sonnacchioso, tra chiacchiere e tapas, musica, canti e balli sfrenati. L’Andalusia è luce e colore, è il sole di un giorno d’estate ed è il calore di chi ci vive. Ognuna delle sue città attrae mescolando arte, storia e cultura e rappresentando un simbolo delle religioni che si sono susseguite nella penisola iberica: quella araba raffigurata dalla maestosa Alhambra di Granada, quella cattolica dalla Cattedrale di Siviglia e quella ebraica dalla Sinagoga nel quartiere della Juderia di Cordoba.

Abbiamo dedicato le due settimane centrali di agosto a questo bellissimo viaggio : certo, agosto non è il mese migliore a causa del caldo asfissiante e delle temperature proibitive (a Cordoba nel pomeriggio abbiamo toccato punte di 48° ! ) ma se questo è l’unico periodo dell’anno in cui si possono prendere ferie, ci si adegua 😉 Abbiamo, come sempre, prenotato tutto on-line da casa: volo A/R con Easy Jet, auto con Enoleggio e gli hotel con Booking. Siamo atterrati a Malaga, forse la più moderna delle città Andaluse, alla quale abbiamo dedicato il giorno dell’arrivo, poi siamo stati due giorni a Granada, due a Cordoba, tre a Siviglia, sei giorni di relax a Cadice e l’ultimo giorno di nuovo a Malaga, dalla quale siamo ripartiti.

Malaga

Avevamo davvero tanta voglia di mare, per cui il primo giorno di vacanza ce lo siamo goduto in spiaggia, alla Malagueta, insieme al primo fritto di pesciolini in un chiringuito ubicato direttamente sulla spiaggia. Per la serata invece abbiamo gustato il primo “pulpo alla gallega” e la prima paella in un caratteristico ristorante nelle viuzze del centro in festa per la “Feria”, approfittandone per dare un’occhiata alla Cattedrale e agli sfavillanti viali alberati adornati di fontane della zona più moderna.

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Playa La Malagueta

La mattina successiva segna l’inizio del viaggio vero e proprio, attraverso colline brulle caratterizzate da filari ordinati di uliveti e paesaggi desertici puntinati qua e là dalle casette bianche di qualche piccolo agglomerato urbano, sotto un sole già caldissimo sin dalle prime ore del mattino.

Granada

Sognavo in maniera particolare Siviglia, e le scale arabe da scendere per incontrare questa magnifica città (parafrasando una canzone di Miguel Bosé) ed ho invece scoperto Granada, bianca città di gitani, che mi ha rapito il cuore. Montagne e fiumi fanno da scenario a questa città “preciosa” dove la dominazione araba ha lasciato un’eredità architettonica fantastica. Granada era la più splendida fra le città della Spagna antica ed oggi vanta la presenza di uno dei massimi capolavori dell’arte e dell’architettura islamica: l’Alhambra, il palazzo dei sultani. L’Alhambra è  una vera città murata ed è di una bellezza mozzafiato. Considerata uno dei patrimoni dell’umanità era in pratica una città nella città, dotata di moschee, scuole, botteghe e quant’altro servisse ai suoi abitanti. Consiglio vivamente di acquistare on-line con grande anticipo i biglietti d’ingresso (io l’ho fatto a maggio!) altrimenti è praticamente impossibile riuscire a visitarla in quanto gli ingressi giornalieri sono a numero chiuso; la visita occupa almeno mezza giornata!

A Granada abbiamo alloggiato nel quartiere storico dell’Albayzin, proprio ai piedi dell’Alhambra: dalla Plaza de Santa Ana la via del Darro scorre lungo il fiume (il Darro appunto) e giunge al Paseo de los Tristes, lasciandosi progressivamente alle spalle la città moderna e attraversando semplici ponticelli di pietra che collegano le due famose colline dell’Alhambra e dell’Albaicín.

Sicuramente il nostro soggiorno in questa splendida città è stato magnificato dalla scelta dell’Hotel Casa Morisca, che offre una sistemazione unica all’interno di una nobile casa morisca, appunto, che risale alla fine del XV secolo e che offre una vista meravigliosa sull’Alhambra, permettendo nel contempo di raggiungere facilmente, anche a piedi, il centro della città.

Anche la parte più moderna della città è indubbiamente molto pittoresca e particolare, permeata da reminescenze di antichi splendori arabi, ebraici e cattolici, con numerosi edifici in stile nazari, i bagni arabi, la grande Cattedrale rinascimentale risalente al 16° secolo e numerose bellezze storico-architetturali che testimoniamo più di mille anni di storia. Vanta inoltre una vivace movida universitaria che movimenta le serate con talentuose esibizioni canore, musicali, e con improvvisate pièce teatrali. Davvero a malincuore l’abbiamo lasciata dopo soli due giorni per dirigerci verso la prossima meta.

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Hotel Casa Morisca – la hall

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Hotel Casa Morisca – particolare di un ballatoio

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la maestosa vista dell’Alhambra dalla via dell’hotel

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vista dall’Alhambra

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Granada vista dall’Alhambra

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… sempre visitando l’Alhambra …

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Patio de Los Leones

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vista sull’Albayzin

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ancora l’Alhambra vista dal Paseo de Los Tristes

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Paseo de Los Tristes

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piazzetta nell’Albayzin

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ancora l’Alhambra, vista dal Mirador San Nicolao

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i vicoletti dell’Albayzin

Cordoba

Cordova, come la chiamano i locali, è stata un’altra bellissima scoperta, a condizione di non lasciarsi scoraggiare dal caldo umido che la soffoca (non per niente è soprannominata la “padella di Spagna”), cosa non facile dopo essere stati coccolati dalla fresca brezza con la quale la Sierra Nevada refrigerava le serate di Granada. Sebbene siano lontani i fasti vissuti ai tempi della dominazione araba, Cordoba è una città dinamica e fiera del suo passato glorioso; è un’esplosione di conventi, chiese, campanili barocchi, piazze di azulejos e aranci, eredità romane, arte mudéjar, palazzi patrizi che hanno decorazioni e patios in grado di fare concorrenza a quelli, più famosi, di Siviglia e tramonti infuocati sullo skyline di cupole e tetti. Molto pittoresco il quartiere della Juderia, l’antico ghetto ebraico, e in particolare Calleja de las Flores, una viuzza traboccante di vasi di fiori variopinti appesi alle pareti delle case.

Per coglierne appieno la vitalità e tutti gli aspetti è indispensabile uscire dal recinto che delimita la zona più turistica, al di fuori del quale pulsa una città meno monumentale, ma molto viva, che ha per epicentri il moderno viale di fronte alla stazione e la zona compresa tra plaza de las Tendillas e plaza de la Corredera.

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vista di Ponte Romano, Mezquita e Cattedrale dalla nostra camera

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vista notturna

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Puerta del Ponte

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la morisca Plaza del Triunfo

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Patio de Los Naranjos

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particolare della Mezquita

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campanile della Mezquita

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Calleja de Las Flores

Siviglia

Siviglia non ha certo deluso le mie aspettative e vi conquisterà il cuore, statene certi, con le imponenti testimonianze del suo passato, il suo presente frizzante, gli aromi, i suoni e gli scorci da favola, ma soprattutto per il famoso modo di vivere andaluso: gli abitanti dell’elegante città dorata vivono intensamente le tradizionali passioni spagnole come le tapas, il vino, la birra, le corride, il flamenco, la movida e le feste. L’atmosfera qui è magica ogni sera, la gente è allegra, elegante e rilassata, e ama divertirsi e trascorrere la notte nei numerosi locali della città: tapas bar, ristoranti, pub e discoteche.

Abbiamo avuto l’ottima idea di alloggiare all’Hotel Bécquer, situato in una posizione invidiabile nel pieno centro storico della città, con la Cattedrale, la Giralda e il Barrio di Santa Cruz a meno di cinque minuti a piedi da un lato e il Barrio di Triana, caratterizzato dalla vivace movida serale, dall’altro.

Il quartiere più tipico della città è, appunto, il Barrio de Santa Cruz,  sede anche dell’antico ghetto ebraico prima della cacciata degli ebrei da parte dei re cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona alla fine del 1400. Per il primo assaggio della città si può iniziare da qui, vagando per stradine strette dall’aspetto arabo, con basse case bianche e gialle ornate di piante di rose e altri fiori, case che si fronteggiano come guerrieri alti fino al cielo, con le caratteristiche griglie di ferro alle finestre e i balconi fioriti, abbellite da cortili che sono l’emblema romantico dell’Andalusia stessa. Vivaci le tante piazzette, locali a non finire, ristoranti e bar specializzati in tapas.

Abbiamo girato in lungo e in largo, a piedi e con le biciclette gentilmente messe a disposizione dall’hotel, riempiendoci gli occhi per la raffinatezza e la bellezza dei mosaici dell’imponente Piazza di Spagna, all’interno del rigoglioso e rinfrescante Parco di Maria Luisa; spingendoci fino al quartiere della Macarena, nella cui Basilica è custodita l’immagine della Vergine Speranza Macarena, che viene portata in processione per la città durante la Semana Santa, nel periodo di Pasqua, che pare sia il periodo migliore, anche climaticamente parlando, per visitare la città. Abbiamo apprezzato particolarmente (forse per la frescura che ci ha accolto all’interno delle spesse e antiche mura) la visita alla Plaza de Toros, con la dettagliata spiegazione in inglese e spagnolo di una simpaticissima e solertissima ragazza spagnola! E poi abbiamo perlustrato palmo a palmo più di una volta le stradine del Barrio di Santa Cruz, stupendoci ogni volta per l’ottima idea di posizionare dei tendoni (las tendillas 🙂 ) appesi ai cornicioni da un lato all’altro delle strade per ombreggiarle; abbiamo ammirato il ponte di Calatrava, la Torre dell’Oro, la Cattedrale, la Giralda, San Pedro e San Jorge ed il Metropol Parasol, una struttura in legno con anima in cemento costruita nella centralissima piazza della Incarnazione. Ci siamo immedesimati nell’atmosfera pigra e rilassata della città godendoci una Jarra (Dario) o una cana (io) di birra fresca insieme a qualche tapa; io mi sono fatta tentare, nonostante il caldo, dalla tipica colazione sivigliana composta da cioccolata calda e churros fritti (che ho digerito intorno alle due del pomeriggio 😦 ); abbiamo cenato a base di paella a Triana sulla riva del Guadalquivir e abbiamo concluso le nostre serate al Coyote Beach, un ameno disco-bar con sabbia bianca riportata, sempre sulla riva del fiume, che faceva tanto mare!

Anche da Siviglia il momento del commiato è stato difficile, ma mitigato questa volta dalla consapevolezza che FINALMENTE, dopo tutto il caldo patito, ci saremmo diretti verso il tanto agognato mare !!! 🙂

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la Plaza de Toros

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Torre del Oro

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San Jorge

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Barrio de Triana

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la favolosa Plaza de Espana

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la Giralda

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Barrio de Santa Cruz

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La Macarena

Cadice

Cadice è una graziosa città costiera arroccata su un promontorio sull’Oceano Atlantico che vanta un importante porto, molti musei, monumenti, e un centro storico affascinante avvolto dal mare. La città vecchia si trova su una penisola, è dominata dall’imponente cupola della Cattedrale ed è famosa per il suo fascino pittoresco dovuto ai molti edifici nobiliari e al labirinto di stradine che risalgono al Medioevo che si aprono su piazzette punteggiate da bar e ristorantini, dove gustare dell’ottimo pesce accompagnato da ottimi vini.

Qui ci siamo più che altro rilassati, a parte una gita giornaliera a Zahara del Los Atunes, un bellissimo paesino sulla costa in direzione est, una puntatina veloce a Tarifa, ventoso paradiso dei surfisti, e uno sguardo alla costa africana che sembra quasi di poter toccare nei pressi dello Stretto di Gibilterra o del faro di Trafalgar.

Purtroppo il mare non era quello che ci aspettavamo, ne siamo rimasti abbastanza delusi e ci siamo resi conto che visitare Cadice ma soggiornare a Zahara de Los Atunes sarebbe stato decisamente meglio, consiglio che giro spassionatamente a chi dovesse trovarsi ad organizzare un giro simile 😉

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la spiaggia, con vista sulla città vecchia

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le mura della città vecchia

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lungomare nella città vecchia

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la puesta del sol !

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Playa de Zahara de Los Atunes

Malaga

Per l’ultimo giorno siamo tornati a Malaga dove, non essendo stati particolarmente entusiasmati dall’hotel nel quale avevamo soggiornato all’arrivo, avevamo deciso di disdire l’ultima notte, prenotandola on-line sempre su booking e cercando a questo punto, per comodità, un hotel vicino all’aeroporto per il mattino successivo. Stavolta devo fare un plauso a Dario che ha scelto l’Hotel Malaga Picasso, praticamente una bellissima villa con una decina di camere e un fantastico lussureggiante giardino con piscina, nel quale abbiamo passato pressoché tutta la giornata, dopo aver dato un’occhiata all’affollatissima e rumorosa spiaggia antistante l’hotel.

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Hotel Picasso

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hotel Picasso – relax in giardino

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… i cartelli sono praticamente il riassunto del nostro viaggio…. 😉

Davvero un’ottima conclusione per un fantastico viaggio, che sognavo da tempo e che, mare a parte, ha realizzato perfettamente tutte le mie più rosee aspettative !

Come sempre, sono a disposizione per maggiori delucidazioni o per info sui costi o sugli hotel. 🙂

Giugno 2012 – Praga in due giorni

Tutto ciò rendeva Praga, nella sua meravigliosa bellezza, una città piena di incanti e di spettri, e faceva di essa il simbolo dei vuoti e delle ombre della vita e soprattutto della nostalgia per tutto ciò che ad essa manca. Tutto ciò ne ha fatto la città per eccellenza dello spaesamento, dello sradicamento, della perdita, tanto più sentiti quanto più tenace e vitale è l’attaccamento al vicolo, alla bettola, al piccolo dettaglio amato che balena nell’incubo e nel delirio del sogno. (C. Magris)

Praga è una città misteriosa, un dedalo di viuzze e vicoli, un manipolo di cortili e passaggi nascosti, reminescenze di cupe e nebbiose nottate fatte di spie e di servizi segreti nei tempi nemmeno tanto remoti della cortina di ferro e della guerra fredda. E’ una città in cui storia e leggenda sono destinate ad incrociarsi ad ogni angolo, basti pensare agli innumerevoli fatti dei quali è stata testimone: la caduta dell’impero austro-ungarico, l’avvento dei nazisti, la “liberazione” ad opera dell’armata rossa, la primavera di Praga, la rivoluzione di velluto, solo per citarne alcuni. Esistono un’infinità di leggende e aneddoti che contribuiscono a renderla ancora più affascinante. Ed è anche, allo stesso tempo, una meta perfetta per un week end romantico: gli scorci tra i canali di Kampa, i vicoli di Mala Strana, le piazzette della Città Vecchia, la vista su ponte Carlo e i tramonti sulla Moldava contribuiscono a regalare ricordi indelebili ed è per questo motivo che quest’anno la mia scelta del “viaggio di compleanno” è caduta proprio su questa splendida città.

Siamo partiti da Milano Malpensa con Easy Jet alle 8.30 circa di sabato mattina e dopo un paio di ore scarse una Praga assolata e splendente ci ha accolti sotto un terso cielo azzurro, che ha spiazzato all’istante le mie convinzioni climatiche riguardanti il nord-est europeo 😉    L’aeroporto si trova a circa 15 km. dal centro città, facilmente raggiungibile con l’autobus 119 che parte dal marciapiede esterno al terminal degli arrivi e in circa 20 minuti porta alla stazione della metropolita di Dejvickà (linea A), che in 2/4 fermate arriva al centro storico (Città Vecchia, Malà Strana, Città Nuova, Castello). Volendo, il biglietto per il singolo viaggio è acquistabile anche direttamente dall’autista dell’autobus; noi per comodità abbiamo acquistato in aeroporto un abbonamento valido per tre giorni, in modo da poter viaggiare senza problemi su tutti i mezzi pubblici, dopo aver prelevato all’ATM presente in aeroporto delle Corone Ceche, il cui cambio rispetto all’Euro ha reso il nostro soggiorno ancora più piacevole (considerando il nostro consueto metro di paragone, ovvero la birra media 😉 …. il costo era di circa 1 Euro e 30 🙂 , contro i 4/5 Euro di Milano  😦  )

Occorre tener presente che Praga è divisa in zone numerate: la Città Vecchia è “Praga 1” e man mano che ci si allontana i numeri aumentano. L’hotel che avevo prenotato (Eurostar David, un ottimo quattro stelle situato in un autentico palazzo bohemio del XIX secolo!) si trovava a Praga 2 e appena arrivati la prima cosa che abbiamo visto, essendo proprio sotto l’hotel, è stata la Casa Danzante opera dell’architetto Vlado Milunic, in onore di Fred Astaire e Ginger Rogers 🙂   Un ottimo benvenuto !

Il nostro hotel a Nove Mesto

Il nostro hotel a Nove Mesto

La Casa Danzante

La Casa Danzante

Abbiamo dedicato la mattinata del primo giorno alla Città Vecchia, partendo dall’imponente Piazza San Venceslao – circondata da tantissime vetrine sfavillanti ma troppo spoglia e moderna per i miei gusti – proseguendo poi verso Staroměstský Orloj (Orologio della città vecchia), un orologio medioevale montato sul lato sud del Municipio nella Piazza della Città Vecchia, che è una delle più importanti attrazioni turistiche della città in quanto, allo scoccare di ogni ora, mette in movimento delle figure rappresentanti i 12 Apostoli e un quadrante inferiore composto da 12 medaglioni raffiguranti i mesi dell’anno. Molto pittoresco e molto bella e caratteristica anche la piazza (Staroměstské Náměstí) sulla quale si affacciano numerosi edifici importanti come la Chiesa di San Nicola, Palazzo Kinsky, la Chiesa di Santa Maria di Tyn, oltre a numerose case caratterizzate da diversi stili architettonici, suggestive decorazioni e variegate tinte pastello.

Piazza dell'Orologio Astronomico

Piazza dell’Orologio Astronomico

Nel pomeriggio ci siamo invece diretti verso il pittoresco Ponte Carlo, un antico ponte in pietra, ornato da una miriade di statue di santi e personaggi vari, che collega la Città Vecchia al quartiere di Malà Strana, (letteralmente “Città Piccola”), che si trova ai piedi della collina su cui sorge il Castello ed è senza dubbio, una delle zone più caratteristiche di tutta Praga con i suoi vicoli pittoreschi e i palazzi antichi.   Una delle tante leggende che riguardano Praga, dice che di notte le statue del ponte si animano per prendersi cura dei bambini della vicina isola di Kampa…..

Ponte Carlo

Ponte Carlo

Indubbiamente il panorama che se ne gode in direzione di tutti i quattro punti cardinali è davvero fantastico : colline verdeggianti, palazzi antichi, fasti e splendori di un’epoca passata che rivivono perfettamente nel presente e nel roseo futuro verso il quale si percepisce essere proiettata la città. Dopo averlo impresso indelebilmente nella memoria e sulla USB 😉 con tutta calma ci siamo incamminati per le viuzze dell’isola di Kampa, sostando a sorseggiare una birra fresca in uno dei tanti bar disseminati lungo le rive della Moldava, solcata da numerose imbarcazioni e persino pedalò, scoprendo mulini ancora funzionanti, ammirando i murales del muro di Lennon e apprezzando diverse installazioni di arte contemporanea disseminate qua e là.

vista di Malastrana

vista di Malastrana

Kampa - mulino

Kampa – mulino

Malastrana - i murales del muro Lennon

Malastrana – i murales del muro Lennon

Per questa prima serata, stanchi morti per il tanto camminare, per il caldo umido e per la levataccia mattutina, ci siamo accontentati di una cena veloce gustata all’aperto in un locale piccolo ma molto carino posizionato proprio sotto l’hotel.

Il giorno successivo, ritemprati e riposati, ci siamo recati direttamente a Malà Strana dove, per cominciare bene la giornata, ci siamo coccolati con un’abbondante colazione all’inglese consumata all’aperto in un bar con un bellissimo giardino fiorito profumato e variopinto; ci siamo poi diretti in esplorazione verso il Castello ed il relativo quartiere, per poi recarci verso la collina di Petrin e raggiungere in funicolare l’omonima Torre (una specie di rifacimento della Tour Eiffel) dalla cima della quale si gode una spettacolare vista sul fiume e sulla città.

Torre di Petrin

Torre di Petrin

vista su Praga dalla Torre di Petrin

vista su Praga dalla Torre di Petrin

Il pomeriggio lo abbiamo invece dedicato a Josefov, il quartiere ebraico, dove abbiamo vistato le Sinagoghe, il ghetto ed il cimitero.

Cimitero ebraico

Cimitero ebraico

il ghetto

il ghetto

Tornando verso l’hotel siamo tornati in Piazza San Venceslao in quanto, poco prima di partire, avevo sentito i miei miti Linus e Nicola a DeeJay Chiama Italia interloquire con un ascoltatore a proposito del Vytopna, un risto-pub con la particolarità che in tutto il locale si snoda una ferrovia in miniatura sulla quale corrono dei trenini elettrici che portano le ordinazioni direttamente ai tavoli degli avventori, per cui avevo deciso di fare una sorpresa a Dario e di portarcelo. Originale, carino e ottima la Pilsner Urquell, come del resto ovunque qui. Non abbiamo provato pietanze.

il trenino con le birre :D

il trenino con le birre 😀

Le birre  :D

Le birre 😀

Per la cena siamo tornati a Mala Strana, in un ristorante molto pittoresco situato all’interno di un cortile acciottolato e adornato da mille vasi di fiori variopinti, come ne abbiamo visti spesso qui, che ci aveva colpito nel pomeriggio e che non ha deluso le nostre aspettative. Ottima location, camerieri simpatici e gentili e ottima cena.

cenetta romantica a Malastrana

cenetta romantica a Malastrana

le magiche luci della Praga notturna

le magiche luci della Praga notturna

Il lunedì mattina siamo tornati a Josefov per l’ultima colazione, dato che il giorno precedente avevo notato che il quartiere era particolarmente ricco in pasticcerie con le vetrine traboccanti di ogni tipo di leccornia. Ci siamo goduti il piacevole tepore del sole mattutino insieme alla nostra pasta e ad un ottimo cappuccino, dopodiché con la metro e l’autobus ci siamo diretti all’aeroporto, pienamente soddisfatti per i ricordi e le emozioni che la scoperta di questa ennesima città ci ha regalato e con la sensazione di esserci stati molto più di due giorni ! E’ davvero incredibile come, quando si è in vacanza e ci si diverte, il tempo sembri dilatarsi…. 😉

Ottobre 2011 – London calling -una visita “mordi e fuggi” di tre giorni

Si finisce sempre per ritrovarla, in un modo o nell’altro. Si lascia Londra e forse passano anni e intanto si cambia e anch’essa cambia. Poi capita che si ritorni ed essa è là, come ad attenderci e ci siamo dentro di nuovo. Sarà quel cielo sempre attraversato da nubi o saranno le acque del Tamigi che non smettono di scorrere o le strade e le piazze che si avvolgono su se stesse. Forse tutto ciò – il ritorno, la persistenza, la circolarità – ha a che fare con il tempo o con la memoria. Fatto sta che si finisce sempre per ritrovare Londra. (M. Maffi)

Penso che per vedere davvero Londra servirebbe almeno un’intera settimana; se ci si accontenta di dire “sono stata a Londra”, allora tre giorni sono il minimo indispensabile per riuscire a dare una prima occhiata ai monumenti principali e alle zone più famose di questa grande, bellissima, poliedrica e multietnica città.

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Per cercare di sfruttare al meglio tutto il tempo che ho potuto dedicarle, ho programmato la partenza nel tardo pomeriggio di giovedì e il rientro nel tardo pomeriggio di domenica (volo Ryan Air da Milano Malpensa a London Stansted Euro 112,00 A/R totali per due persone). Londra non è proprio economica come città, infatti per una minuscola camera con un bagno ancor più minuscolo in zona Ravenscourt Park (Zona 2) abbiamo speso ben 360,00 Euro per il solo pernottamento. E anche mangiare fuori non è che sia proprio a buon mercato, a meno che non si prediligano ristoranti etnici (noi abbiamo cenato una volta all’indiano, due al greco e una all’italiano) o non ci si accontenti, per esempio a pranzo, del classico “fish & chips” in uno dei numerosi pub. La tipica colazione inglese è invece ottima e abbondante ovunque.

Dopo aver avuto un assaggio della bellezza della campagna inglese nell’oretta di trasferimento in navetta dall’aeroporto, Londra ci ha accolti con le sue mille luci sfavillanti nel traffico caotico di un fine giornata lavorativo. La navetta ci ha scaricati in Victoria Station, dove abbiamo immediatamente prelevato delle Sterline a uno sportello bancomat ed acquistato l’abbonamento per i mezzi pubblici (Oyster Card) valido per tutta la durata del nostro soggiorno (ed ampiamente sfruttato!). Essendo già le nove passate abbiamo deciso di cenare direttamente in Victoria Station dopodiché, in metropolitana, abbiamo raggiunto il nostro hotel scoprendo con grande gioia, proprio lì di fianco, il carinissimo Ravenscourt Arms pub che sarebbe diventato la nostra tappa fissa per la birra della staffa! 🙂

Nel tempo a nostra disposizione abbiamo girato tantissimo in metropolitana, sui tipici bus rossi a due piani (ovviamente sempre al piano superiore! 🙂 ) e a piedi per cercare di vedere quanto più possibile: siamo partiti dal famosissimo scorcio di Piccadilly Circus per passare all’immensa Trafalgar Square, con una sosta per la foto di rito nelle tipiche cabine telefoniche rosse, ormai dismesse ma lasciate ad uso e consumo dei turisti.

Piccadilly Circus by night

Piccadilly Circus by night

Abbiamo visitato Camden Town con i suoi negozi eccentrici, abbiamo perlustrato le vecchie stalle reali, ora sedi di negozi vintage, di un enorme mercato all’aperto e di molteplici street-restaurants ed abbiamo pranzato in un fumoso pub dall’aria retrò che abbiamo poi scoperto essere stato frequentatissimo da Amy Winehouse.

Camden Town

Camden Town

l'eccentrica seduta di un pub di Camden

l’eccentrica seduta di un pub di Camden

Abbiamo assistito (peraltro del tutto casualmente arrivando al posto giusto nel momento giusto) al cambio della guarda a Palazzo Reale; abbiamo passeggiato lungo il Tamigi e ammirato Westminster, la Cattedrale e l’Abbazia, il cortile dell’università, il Parlamento, il Big Ben, il London Eye; abbiamo girovagato nel distretto finanziario; ci siamo assiderati per il freddo e il vento sul lungofiume a Tower Bridge ed abbiamo girato a caso per vie e vicoletti per assaporare appieno l’atmosfera della città.

il Big Ben

il Big Ben

Tamigi e London Eye

Tamigi e London Eye

Tower Bridge

Tower Bridge

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Abbiamo fatto una puntatina ai magazzini Harrods, giusto il tempo di comprare la classica ed ormai inflazionata borsa di plastica che mi era stata commissionata da casa ;); abbiamo passeggiato per St. James Park con una tazzona di Starbucks Coffee tra le mani per scaldarci, ammirando la miriade di scoiattolini che lo popolano; siamo tornati in Piccadilly Circus nella nottata di sabato per restare basiti e impressionati dal delirio collettivo e dalle ragazze in giro per strada in sandali e top nonostante ci fossero 5 gradi….

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il palazzo dei magazzini Harrods

scoiattolino in Hyde Park

scoiattolino in St. James Park

Ma soprattutto ci siamo immersi nella piacevole atmosfera locale facendo innumerevoli soste negli innumerevoli pub e chiacchierando con gli inaspettatamente ma piacevolmente socievoli londinesi e con i tantissimi italiani che lavorano nella City, che dopo il lavoro e dopo cena vi si riversano in massa : una moltitudine eterogenea di uomini e donne, giovani e anziani, che si ritrovano per vedere una partita di calcio in tv, piuttosto che fare una partita a biliardo o a carte, o semplicemente per gustarsi un’ottima birra fresca in compagnia.

Mi  sarebbe  piaciuto  vedere  anche  Notting Hill, Chelsea,  il  mercatino  di Portobello Road,  lo stadio del Fulham,  ma  purtroppo  ne è  materialmente  mancato il tempo. Niente rammarico comunque, resto fedele alla mia opinione: lasciare  sempre  qualcosa  da vedere  è il  primo,  ottimo  motivo,  per programmare un giorno un ritorno!