Agosto 2018 – Una settimana a Rodi

Altra vacanza, altra isola! Stavolta è stata la volta di Rodi, la maggiore delle isole dell’arcipelago del Dodecaneso, un’isola meravigliosa, ricca di storia, pittoreschi villaggi e bellissime spiagge, che mi ha “riconciliata” con la Grecia. Ero partita senza molte aspettative perché le tre precedenti esperienze greche (Santorini, Creta e Kos) non mi avevano lasciato un bellissimo ricordo, a causa del vento incessante da mattina a notte (il famigerato meltemi, vento secco e fresco che soffia nell’area del mar Egeo, particolarmente in estate); invece Rodi mi ha piacevolmente sorpesa, invogliandomi a tornare.

Abbiamo soggiornato ad Afandou, presso il Nicolaus Club Dessole Lippia Golf Resort, ottima struttura posta all’interno di un rigoglioso giardino ben curato, proprio di fronte ad uno dei tratti di mare più belli dell’isola : con i suoi 4 km di litorale, Afandou è una delle spiagge più lunghe di Rodi, una lunga striscia semi-deserta e mai affollata di sabbia e ciottoli, che alterna zone attrezzate ad altre libere, bagnata da un favoloso, quanto limpidissimo e calmo mare di color verde-azzurro, con fondali che scendono repentinamente, ideale per lunghe nuotate.

 

Afandou Dista circa 18 km da Rodi, 25km dall’aeroporto e 25 km dal pittoresco paesino di Lindos, dunque è strategicamente ben posizionata per andare alla scoperta dell’isola.

Lindos è il più bel paese di Rodi : un suggestivo villaggio con le tipiche casette bianche (solo bianco però, niente sfumature di quell’azzurro intenso tipico delle Cicladi ), circondato da una stupenda baia a nord e da una spiaggetta a sud e protetto dalla rocca-castello fortificata dai Cavalieri, sulla quale sorgono l’Acropoli e il Tempio dorico di Athena Lindia, risalenti al 300 avanti Cristo e raggiungibili tramite una scalinata di 300 scalini. Se non ce la fate a piedi, è possibile arrivare in cima anche in sella a dei poveri asinelli….. quindi cercate di farcela ! 😉

 

A soli 8 chilometri da Lindos si trova il piccolo e caratteristico paese di Lardos, dove vi consiglio vivamente di spostarvi se volete gustare ottima cucina locale a prezzi decisamente convenienti. Per la bontà delle pietanze e la squisita cortesia dell’anziano proprietario (che fa tutto da solo, apparecchia, sparecchia, serve in tavola, porta i conti,  e si scusa pure per avervi fatto aspettare un po’….) vi consiglio il ristorante SAVVAS.

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carico di polli “freschi” a Lardos

 

 

Per quanto concerne le spiagge, noi abbiamo “snobbato” la famosissima e consigliatissima Golden Bay, decisamente troppo affollata per i nostri gusti (sarà che eravamo abituati e viziati dalla “nostra” Afandou), preferendo senz’altro la piccola spiaggetta di ciottoli di Haraki, un caratteristico borgo di pescatori, dove per un ombrellone, due lettini, due succhi o due caffè a scelta si paga l’esorbitante 😉 prezzo di 8 euro in totale (alla faccia della Liguria) e ci si riempie gli occhi con questa vista che prezzo non ha 😊  :

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Rodi è stata quindi promossa a pieni voti e anzi, abbiamo deciso che merita senz’altro una visita più approfondita in quanto quest’anno, per vari motivi, non siamo riusciti ad esplorarla come avrebbe meritato;  non è quindi escluso un ritorno a breve, se non proprio qui, sicuramente in qualche altra isoletta dell’arcipelago.

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Giugno 2018 – una settimana a Lanzarote

 

Per non tornare nuovamente nelle seppur splendide Baleari, i cui prezzi negli ultimi anni hanno subito una impennata non indifferente, ho deciso di dare una seconda chance alle isole Canarie per la “settimana di compleanno” di Dario, anche se l’esperienza dello scorso anno a Tenerife non era stata particolarmente esaltante. La scelta è caduta su Lanzarote e si è rivelata ottima! Peccato per il tempo, che per i primi tre giorni era quasi autunnale, con vento freddo e cielo costantemente nuvoloso – a detta di tutti i locali una stagione decisamente anomala – ma poi è magicamente sbocciata l’estate e gli ultimi tre giorni ce li siamo goduti appieno, anche con temerari tuffi in mare, a dispetto della temperatura dell’acqua piuttosto “bassina” , per usare un eufemismo.

Partiamo dalle info essenziali: volo a/r da Bergamo con Ryanair al costo di 370,00 Euro totali in 2, compresa una valigia in stiva. Sempre tramite un’offertona  imperdibile di Ryanair (infatti non ce la siamo persa 😉 ) abbiamo noleggiato un’auto con Goldcar al costo totale di 34,00 Euro (!) per l’intera settimana, con ritiro e riconsegna all’aeroporto, che avrebbero potuto essere 27,00 se non avessimo sottoscritto anche l’assicurazione aggiuntiva per eliminare le franchigie. Ottimo servizio e ottima esperienza, sicuramente da ripetere. Certo, la compagnia Goldcar richiede al momento del ritiro dell’auto un deposito cauzionale di 1.100,00 Euro + 109,00 Euro nel caso in cui non si riconsegnasse l’auto con il serbatoio pieno, che tuttavia ci sono stati rilasciati praticamente 2 ore dopo la riconsegna (avvenuta alle 5.30 del mattino tramite comodissima key-box).

OTTIMA esperienza anche con l’appartamento (Apartamentos La Florida – Puerto del Carmen – 370,00 Euro totali per una settimana – prenotato come sempre con Booking senza nessun anticipo). Noi avevamo l’appartamento 305, a piano terra vista piscina, che si è rivelato essere un bellissimo bilocale praticamente nuovo, pulitissimo, arredato di tutto punto, nel quale abbiamo trovato come benvenuto un cesto di frutta, vino, spumante, noccioline e cioccolatini. Si tratta di un complesso di appartamenti con una bella e ampia piscina in comune; molti degli alloggi sono in multiproprietà, ragion per cui non esiste reception, ma vengono comunicati via mail prima della partenza il codice per aprire il portoncino di ingresso e il codice per la key-box all’esterno dell’appartamento, nella quale ritirare e lasciare le chiavi. Il pagamento viene fatto direttamente alla signora che si occupa delle pulizie, con carta di credito. Le pulizie e il cambio biancheria vengono effettuati giornalmente.  Davvero tutto molto bello, comodo e funzionale. Voto 10!  Non c’è un parcheggio interno, ma noi abbiamo sempre trovato posto nella strada antistante, proprio davanti al comodissimo e fornitissimo supermarket Hyperdino.

Passiamo ora a Lanzarote: noi abbiamo soggiornato appunto a Puerto del Carmen, nel sud-ovest dell’isola a  circa 6 km dall’aeroporto di Arrecife, che si raggiunge con circa 4 ore e mezza di volo dall’Italia. Lanzarote è l’isola più selvaggia delle Canarie, dove le spiagge dei surfisti incontrano vulcani e parchi naturali, natura desertica e cactus, un paesaggio unico e senza tempo, che ricorda la Spagna di Cervantes. E’ la più orientale delle isole e dista solo un centinaio di km dalle coste del Marocco. Nota anche come Isla del Fuego, è ricoperta quasi per intero di lava solidificata, che a seconda della luce solare assume varie tonalità di colore, dal nero, al rosa, al viola, all’ocra.

Nei giorni di cattivo tempo ne abbiamo approfittato per girare, partendo dalle bellissime spiagge del sud: Playa Blanca, Playa Papagayo, Playa de Mujeres, che si trovano nel “Monumento Natural de los Ajaches”, la cui entrata costa 3 Euro per auto; ne vale veramente la pena, anche col brutto tempo, per la spettacolarità del tipico contrasto tra la terra bruna e rossa dell’entroterra desertico e le meravigliose gradazioni di blu, azzurro e verde del mare che si perde nella linea d’ombra di un orizzonte aperto e infinito.

Da lì ci siamo spostati nell’entroterra, a Yaiza, dove abbiamo pranzato con tapas casalinghe in una delle uniche due osterie presenti sulla strada principale, al costo di 15,00 Euro in due per tre tapas (sopa de garbanzos, fideua mista e paella di carne) che in realtà erano tre piatti, più tinto de verano, acqua e caffè !  Purtroppo, stupidamente non mi sono segnata il nome (non esistevano bigliettini da visita), ma se siete di passaggio fate una sosta : è facilmente riconoscibile dal fatto che ha 4 tavoli interni e due esterni, sempre pieni zeppi di indigeni !

Molto carino, pittoresco e “tipico” anche il paesino di San Bartolomé, peccato che quando ci siamo arrivati sembrava stesse per arrivare uragano e c’eravamo praticamente solo noi nelle strette stradine deserte contornate da basse casette bianche e bouganville fucsia.  Playa Honda, Arrecife e Costa Teguise sono invece decisamente più turistiche.

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San Bartolomé (e il bel tempo estivo…..)

Per quanto concerne Puerto del Carmen, la mia spiaggia preferita è sicuramente Playa Grande che, come suggerisce il nome, è una distesa davvero immensa di sabbia color ocra che fa da sfondo a un’acqua gelida ma eccezionalmente trasparente e cristallina, dove la maggior parte dell’arenile è libero, come ovunque in Spagna ma, volendo,  al modico prezzo di 12,00 Euro per tutta la giornata si possono noleggiare un ombrellone e due lettini.

Più piccina Playa Chica, frequentata principalmente da famiglie con bambini in quanto il tratto di mare antistante è delimitato da una corona di scogli che lo mantengono calmo anche quando i marosi si agitano più del dovuto per l’immancabile vento.

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Playa Chica

Ci siamo coccolati riempiendoci gli occhi di bellezza oltre che lo stomaco di prelibatezze, cenando quasi sempre di fronte al mare, anche se a volte coi giubbini abbottonati stretti. 

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La terrazza del Cangrejo Rojo

Per il dopocena abbiamo eletto a nostro locale preferito “The Scotch Corner”, uno degli innumerevoli Irish Pub presenti, con ottima birra e musica dal vivo e personale e clientela a dir poco socievoli e coinvolgenti ,che già la seconda sera ti facevano sentire  “di casa”, ma c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Per chi ama lo shopping, oltre ai numerosi negozi e negozietti di souvenir ci sono due centri commerciali, il Biosfera Plaza a Puerto del Carmen (5 minuti a piedi da “casa nostra”) e il Deiland a Playa Honda , dove potete trovare tutte le marche delle grandi catene, ma i prezzi sono praticamente gli stessi che in Italia, per cui niente “affaroni” 😉

Concludendo, la mia adorata Tierra de Espana anche questa volta non mi ha affatto delusa, anzi ! Lanzarote è una meta più che consigliata per una settimana di relax, vicina, economica ed accogliente.

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Un armadio in perfetto ordine è il tuo sogno ?

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Un’altra delle mie passioni, oltre ai viaggi, è sempre stata quella di riordinare e riorganizzare armadi, cassetti e spazi in generale. Il mio armadio è, da sempre, rigorosamente suddiviso per stagionalità, categoria (vestiti, gonne, pantaloni, camicie, bluse e top), in ordine di lunghezza (da sinistra verso destra dal più lungo al più corto) e in ordine cromatico (da sinistra verso destra dal nero al bianco).  Si lo so…… a chi non condivide la stessa pazzia posso sembrare leggermente maniacale… 😀

Fatto sta che, già circa sei anni fa, avevo cercato di fare di questa mia passione una professione, ma evidentemente i tempi non erano ancora maturi, per lo meno qui in Italia….. Dopo aver letto, un paio di anni fa, incuriosita dai racconti della Pina di radio Deejay “Il magico potere del riordino” di Marie Kondo, questa mia passione si è ulteriormente accentuata e le Professional Organizer hanno cominciato a spuntare come funghi, ragion per cui ho deciso di ricominciare a dedicare più tempo a questa attività che adoro!

Per qualsiasi informazione, per un preventivo, una consulenza, o anche solo per curiosità, contattami e insieme cercheremo la soluzione migliore per le tue esigenze !

Mi trovi anche su Instagram  https://www.instagram.com/ilfilodiary

 

 

OTTOBRE 2017 -TRE GIORNI A MONACO DI BAVIERA

Evidentemente il 2017 non è il mio anno ideale per i viaggi….. ho organizzato tre giorni a Monaco di Baviera per festeggiare il mio compleanno, ma il mio compagno di viaggio ha passato la maggior parte del tempo in hotel, allettato con febbre, per cui me la sono praticamente girata da sola.

Dunque, strappata la solita tariffa aerea allettante con EasyJet (a/r 44 Euro a persona) per tre giorni pieni, partiamo da Milano Malpensa alle 07.10 di sabato mattina per rientrare da Monaco alle 18.30 di lunedì sera.

L’arrivo è stato un po’ movimentato a causa di una fitta e fastidiosa pioggia e, soprattutto, dei lavori di manutenzione della parte centrale dei binari del treno S1, che portava in 45 minuti dall’aeroporto a Marienplatz, dove con sole 5 fermate di metro avremmo dovuto raggiungere il ns. Hotel Leonardo Munchen City West (molto comodo, pulito, accogliente, con ottimo rapporto qualità/prezzo e uno staff gentilissimo). Per fortuna in aeroporto ci eravamo subito muniti della Monaco City Tour Card per gruppi, che al costo totale di 57,90 Euro ci consentiva corse illimitate su tutti i mezzi per 72 ore, per cui con un paio di tram siamo riusciti a giungere comunque alla meta, mettendoci ovviamente un po’ più di tempo, ma godendoci nel frattempo una prima panoramica della città.

Marienplatz

Marienplatz

Lasciati i bagagli (e Dario 😉 ) in hotel, io ho subito ripreso la metro verso il centro, per dare una prima occhiata alla splendida Marienplatz, circondata dal Neues Rathaus (il municipio), dall’Alter Rathaus (il vecchio municipio, ora sede del museo del giocattolo e di una mostra sulla Barbie) e per salire i 306 scalini che dalla cima del campanile della Peterskirche mi hanno consentito di godere di una splendida vista sulla città illuminata dal sole,  che nel frattempo era uscito tiepido e invitante, e di approfittare dello spettacolo del Glockenspiel (il carillon più grande della Germania costruito nel 1908 all’interno della torre dell’orologio del Rathaus che alle 11, 12 e 17 si attiva in uno show di musiche e statue in movimento).

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Marienplatz vista dal campanile della Peterskirche

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Alter Rathaus

Recuperato Dario, che nel frattempo si era un po’ riposato, il primo pranzo lo abbiamo fatto al Viktualienmarkt, il più famoso mercato permanente di Monaco, appena dietro Marienplatz, composto da una serie di chioschi che vendono prodotti locali e da tantissimi tavoli su cui ci si siede tutti insieme, si mangia, si beve e si socializza tra fiumi di birra, wurstel bianchi, crauti e i buonissimi bretzel. Qui ho subito imparato una cosa fondamentale:  la birra piccola a Monaco NON ESISTE! 😉 una “piccola” equivale in realtà a una nostra media abbondante, mentre una “grande” è UN LITRO ! Quindi, belli allegri  (io praticamente ubriaca !) dopo 5 o 6 bretzel “per asciugare” abbiamo camminato per una mezz’oretta (sarebbero stati 10 minuti, ma ci siamo persi via un po’ di volte…) sino all’Englischer Garten, l’equivalente locale di Central Park, dove abbiamo cercato e trovato i surfisti urbani, dei pazzi che sfidano le temperature proibitive anche in inverno, per cavalcare l’onda perenne che si forma tra un canale urbano e il fiume Isar.

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Surfisti urbani sull’Isar

Dopo un po’ di necessario riposo (per prendere l’aereo alle 7.10 ci eravamo alzati alle 3.30 del mattino!) siamo usciti alla disperata ricerca di una pizzeria italiana che trasmettesse “LA” partita, per noi assolutamente imperdibile, ovvero Napoli-Inter, riuscendo, dopo un infinito peregrinare, a trovare due posti al Dubliner Pub, (praticamente di fronte alla HB Hofbräuhaus, la storica birreria) accontentandoci di una pizza surgelata e di un piatto di nachos come cena 😦  , sacrificio ripagato dal bel pareggio che ci siamo portati a casa dal San Paolo ! E ora si possiamo goderci un sonno tranquillo e ristoratore ! 😀

Il secondo giorno ci siamo svegliati con tutta calma ed abbiamo deciso, visto la pioggia e il vento gelido (circa 8 gradi) di restare al coperto, ragion per cui ci siamo recati all’Olympiapark al Museo BMW, dove abbiamo passato la mattinata. Dopo un veloce pranzo ho di nuovo lasciato Dario febbricitante in hotel (povero 😦 !) e mi sono avventurata verso l’altra zona del centro: Karplatz, Karlstor (una delle antiche porte della città),  le bellissime Michaelskirche, Frauenkirche, l’imponente Odeonsplatz con la Loggia dei Mercanti e la Theathinekirche, il Residenz, (Palazzo Reale), per rientrare verso le 19 e cenare poco dopo da Intermezzo, un ristorante italiano appena sotto l’hotel, carino, accogliente e con ottimi prezzi.

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Karplatz

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Residenz

Per l’ultimo giorno Dario ha decisamente gettato la spugna ed è rimasto direttamente in hotel, preoccupato dal fatto di stare male e non riuscire a ripartire, mentre io ho sfidato il vento gelido e il mio pessimo senso dell’orientamento 😀  tornando all’Englischer Garten  per vedere la “famosa” Pagoda Cinese, una costruzione in legno alta 25 metri, circondata da un Biergarten da 7000 posti, il secondo in ordine di grandezza di Monaco. Mah…. 😦  … tutta ‘sta fatica…..

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Mi sono poi recata di nuovo in centro per un ultimo saluto alla splendida Marienplatz e qualche giro per negozi, anche se senza il mio “personal shopper” mi sono decisamente trattenuta ! Abbiamo pranzato in hotel con gli ultimi, buonissimi bretzel to-go acquistati nelle innumerevoli e ottime botteghe presenti praticamente ad ogni fermata della metropolitana, per poi ripartire verso le 15 alla volta dell’aeroporto, atterrando a Milano alle 19.25 con 23 gradi al 23 ottobre, manco fossimo in Andalusia !!!

Mi è spiaciuto molto per Dario che non se lo è goduto per niente, ma questo viaggio ha rafforzato in me la convinzione che le città tedesche sono proprio belle, tranquille, vivibili, ottimamente servite dai mezzi a tutte le ore, sui quali si ha sempre e comunque una sensazione di tranquillità: io non prenderei mai la metro a mezzanotte a Milano, mentre a Monaco anche da sola non ho mai avuto problemi. E poi adoro il modo di vivere la città il più possibile all’aperto tipico dei popoli nordici;  nonostante il tempo non sia proprio clemente, a ogni ora del giorno e della sera c’è continuamente gente nei parchi, nelle piazze, nei tavolini dei caffè all’aperto!  Monaco è davvero una bella città, abbastanza piccola da potersela ben godere anche con un week-end lungo. Io ci tornerei decisamente e voi, se non l’avete ancora fatto, andateci !!!

Agosto 2017 – Tenerife

Il 2017 è stato, e continua ad essere, un anno particolarmente difficile e complicato in vari ambiti della mia vita, ragion per cui la frequenza dei miei viaggi e la conseguente pubblicazione dei racconti ha subito, come avrete notato, una battuta d’arresto. Sono per fortuna riuscita a concedermi una breve vacanza estiva, ma stavolta raffazzonata un po’ all’ultimo momento e improntata principalmente al relax e al recupero delle energie che mi serviranno per affrontare la parte restante dell’anno.

Dovendo necessariamente restare a poche ore di volo dall’Italia, la mia scelta è caduta sulle isole Canarie, che ancora non avevo mai avuto modo di visitare, nella fattispecie su Tenerife.

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Ho soggiornato a Puerto de la Cruz, nella zona nord dell’isola, località molto meno turistica rispetto alla zona sud e alle rinomate “Playa de Las Americas” e “Los Cristianos”, che offrivano spiagge più ampie e balneabili, in sabbia chiara, ma molto più affollate, soprattutto da orde di giovani turisti inglesi. Puerto de la Cruz è invece una tranquilla ed amena cittadina, che ha conservato la sua origine canaria e molto del suo antico splendore, quando negli anni ’50 era il centro principale dell’isola, ed ospita un turismo più “elitario”, composto perlopiù da coppie e famiglie. Peccato solo per gli effetti dell’edificazione selvaggia degli anni ’90 e della crisi immobiliare, che qui sono molto evidenti e si manifestano nella forma di tantissimi palazzoni e cantieri abbandonati, che deturpano il paesaggio e mettono un po’ tristezza.

Per contro, il centro storico è davvero un gioiellino e, se siete abbastanza mattinieri, avrete l’opportunità di godervi la centralissima Plaza del Charco e le vie limitrofe, sulle quali si affacciano le tipiche case canarie dipinte a colori vivaci – con i balconcini in legno, il patio tradizionale ed i mobili d’epoca – pressoché deserte nella luce ancora pallida del mattino (qui il sole fa capolino dal monte verso le 8 e  comincia a scaldare intorno alle 10) e potrete beneficiare di gustose colazioni vista oceano a prezzi davvero irrisori, perché  il regime fiscale è tutt’ora molto agevolato (pur non essendo più porto franco, come fino a qualche anno fa) e si può mangiare e bere fuori molto bene praticamente ovunque, spendendo in due  quello che a Milano basterebbe, forse, per una persona sola.

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L’isola è vulcanica, per cui la sabbia è molto scura quasi ovunque, tranne nelle spiagge più commerciali, dove sabbia più chiara è stata portata dall’Africa. La spiaggia principale di Puerto de La Cruz è “El Bollullo”, una piccola lingua di sabbia nera sulla quale si infrangono le spumeggianti e impegnative onde dell’oceano Pacifico, che di Pacifico qui non ha che il nome !

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Per sopperire alla mancanza di spiagge balneabili, la città incaricò il famoso artista canario César Manrique di realizzare un progetto alquanto moderno, visionario e allo stesso tempo artistico:  il “lago Martianez”, la piscina naturale di acqua marina più grande del mondo, ideata e costruita sulle rocce proprio di fronte all’oceano, dal quale viene direttamente pompata l’acqua ogni mattina., L’ingresso giornaliero per due persone, con due lettini e un ombrellone è di 13 Euro e 50 in totale e si può entrare ed uscire tutte le volte che si vuole, qualora non si voglia mangiare in uno dei ristoranti e bar presenti all’interno del complesso. Lo spazio è talmente ampio che non dà mai l’impressione di essere nel pieno della sua capacità ricettiva, e le numerose (ne ho contate almeno 10 e non sono sicura di averle viste tutte!) piscine di acqua salata, collegate da sentieri e ponti e circondate da una fitta vegetazione di piante tropicali e subtropicali,  non risultano mai affollate. Dato che il mio compagno di viaggio è partito con il gesso alla mano destra, rotta pochi giorni prima di partire, stare in spiagge non attrezzate e con difficile accesso al mare per via dei sassi e delle onde diventava un pochino problematico, ragion per cui ci siamo stati diverse volte.

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Utilizzando l’efficientissima rete di bus locali, abbiamo passato una giornata alla Playa de Las Teresitas a Santa Cruz, una bella spiaggia di sabbia color ocra, fronteggiata da una lunga striscia di scogli che creano una sorta di piscina naturale di acqua trasparente e cristallina, nella quale poter fare tranquillamente il bagno al riparo dalle onde impetuose,  sovrastata da una cornice di palme e montagne che mi hanno tanto ricordato le spiagge delle mie adorate (e remote, di luogo e ahimé, ormai anche di tempo) isole Hawaii.

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L’isola avrebbe avuto molte più attrazioni da offrirci, come la salita al vulcano Teide e la visita all’omonimo Parque Nacional, spazio naturale di grande interesse geologico; oppure una visita al  Loro Parque, immenso giardino zoologico, o ancora una gita alle spiagge del Sud o alla capitale, Santa Cruz, in cui siamo solo atterrati e ripartiti, ma come dicevo, quest’anno è andata così…. Tuttavia mi sento decisamente di consigliare Tenerife come meta per una vacanza, soprattutto per una eventuale settimana di stacco invernale, in quanto le ore di volo sono solamente 4 e mezza, in estate c’è una sola ora di fuso, il clima è mite durante tutto l’anno e potrebbe essere una buona alternativa al Mar Rosso, ormai fuori discussione almeno per me.

E poi,  España es siempre España: gente solare, accogliente, cibo buono e vario, “cervezas” ghiacciate a go-go, “cortadi” che non mi fanno per niente rimpiangere il caffè italiano….che altro dire, Hasta lluego mi tierra, a la pròxima vez !

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Dicembre 2016 – tre giorni a Timisoara

Se mi seguite da qualche tempo, siete già a conoscenza dell’importante cambiamento lavorativo che ha contraddistinto gli ultimi tre mesi della mia vita. Per questo e per altri motivi quest’anno non avevo ancora potuto usufruire del mio consueto viaggio-regalo-di compleanno, che è stato posticipato a fine dicembre, primo momento utile per potermi concedere qualche giorno di pausa dal lavoro in negozio, che in questo mese è stato fortunatamente abbastanza impegnativo. 😀

Abbiamo allora potuto sfruttare un’offertona  promozionale che avevo acquistato in novembre sul sito di Ryanair: 2 biglietti A/R per Timisoara (Romania) ad un totale di 20,38 Euro! Potevo lasciarmi sfuggire una simile occasione? Ovviamente no! Sono profondamente convinta che ogni posto che non si è ancora visto valga la pena di essere visitato e ne ho avuto conferma una volta di più. Viaggiare apre la mente e allarga gli orizzonti, basta mettere da parte i soliti pregiudizi.

 

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Timisoara – Cattedrale Ortodossa

 

E allora via, siamo partiti da Orio al Serio il 26 dicembre pomeriggio per rientrare il 29 dicembre in serata. Abbiamo pernottato all’Hotel Savoy, a 5 minuti a piedi dal centro, in una bella camera spaziosa ed accogliente, con ottima connessione wi-fi gratuita e un ottimo ristorante interno, con prezzi decisamente bassi, in linea con i ristoranti del centro città (circa 20/25 euro in due, vino compreso).

In hotel ci siamo andati direttamente in taxi dall’aeroporto, in quanto dista poco più di 10 km per un costo intorno agli 8 euro (circa 40 Lei). Si può prelevare la valuta locale direttamente in aeroporto, ai numerosi ATM presenti immediatamente fuori dall’aera degli arrivi.

Timisoara è una cittadina piccina ma molto accogliente e pittoresca, vanta numerose bellissime chiese, tra cui la Cattedrale Ortodossa Metropolitana, il Duomo Romano Cattolico, la Sinagoga din Cetate, tantissime piazze immense circondate da palazzi barocchi, come Piata Victoriei, Piata Libertatii e Piata Unirii. Numerosi anche i parchi, che non abbiamo avuto il piacere di sfruttare dato le temperature proibitive (il giorno 28 ci siamo svegliati con il sole ma con una piacevole sorpresa : durante la notte aveva nevicato 🙂 !!!).

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Piata Victoriei

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Piata Unirii

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Vista della Cattedrale Ortodossa dall’hotel Savoy

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il lungofiume Timis con la neve  🙂

Molto interessante è il Museo della Rivoluzione del dicembre 1989 (che è partita proprio da questa città universitaria e che ha poi portato alla caduta di Ceaușescu) nel quale per 10 Lei (circa 2 Euro) potete assistere alla proiezione di un inquietante documentario della durata di circa 30 minuti, in rumeno sottotitolato in inglese, prima di tuffarvi nelle numerose stanze nelle quali è esposto il materiale fotografico.

Per lo shopping, c’è l’immenso Iulius Mall, 4 piani di negozi e ristoranti a 10 minuti di taxi dal centro città. I prezzi dei ristoranti sono ottimi (abbiamo pranzato da Subway, in una catena cinese e in una hamburgheria), mentre i prezzi dei negozi delle maggiori catene internazionali sono in linea con quelli italiani.  Niente affaroni, quindi …..

Per il resto, in piazza della Vittoria (Victoriei) c’era un mercatino natalizio fisso, con numerose casette di legno che vendevano artigianato locale, cappellini, sciarpe, guanti, calamite e cibo, vin brulé, ciambelle fritte e altro. Molto pittoresca la sera, illuminata da un gigantesco albero di natale stilizzato.

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Piata Victoriei by night

Oltre alle due cene in hotel, abbiamo cenato la prima sera da Casa Cu Flori, buono ma bisogna fare molto attenzione ad aglio e cipolla, di cui qui tendono ad abusare, mentre per il dopo cena ci siamo trovati molto bene al  The Note Pub, con l’immancabile Guinness e musica live nel weekend. Buona anche la cucina per lo spuntino veloce del mezzogiorno.

Come ho detto, la città è un importante polo universitario, pertanto in questo periodo la vita notturna non era molto vivace, perché tutti erano rientrati a casa per le vacanze, ma consiglierei senz’altro una visita, magari in primavera!

N.d.A. : giusto per precisare, chissà com’è che anche qui è arrivato Starbucks, mentre portarlo in Italia sembra sia la cosa più difficile e complicata del mondo ?…… mah !!!

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