OTTOBRE 2017 -TRE GIORNI A MONACO DI BAVIERA

Evidentemente il 2017 non è il mio anno ideale per i viaggi….. ho organizzato tre giorni a Monaco di Baviera per festeggiare il mio compleanno, ma il mio compagno di viaggio ha passato la maggior parte del tempo in hotel, allettato con febbre, per cui me la sono praticamente girata da sola.

Dunque, strappata la solita tariffa aerea allettante con EasyJet (a/r 44 Euro a persona) per tre giorni pieni, partiamo da Milano Malpensa alle 07.10 di sabato mattina per rientrare da Monaco alle 18.30 di lunedì sera.

L’arrivo è stato un po’ movimentato a causa di una fitta e fastidiosa pioggia e, soprattutto, dei lavori di manutenzione della parte centrale dei binari del treno S1, che portava in 45 minuti dall’aeroporto a Marienplatz, dove con sole 5 fermate di metro avremmo dovuto raggiungere il ns. Hotel Leonardo Munchen City West (molto comodo, pulito, accogliente, con ottimo rapporto qualità/prezzo e uno staff gentilissimo). Per fortuna in aeroporto ci eravamo subito muniti della Monaco City Tour Card per gruppi, che al costo totale di 57,90 Euro ci consentiva corse illimitate su tutti i mezzi per 72 ore, per cui con un paio di tram siamo riusciti a giungere comunque alla meta, mettendoci ovviamente un po’ più di tempo, ma godendoci nel frattempo una prima panoramica della città.

Marienplatz

Marienplatz

Lasciati i bagagli (e Dario 😉 ) in hotel, io ho subito ripreso la metro verso il centro, per dare una prima occhiata alla splendida Marienplatz, circondata dal Neues Rathaus (il municipio), dall’Alter Rathaus (il vecchio municipio, ora sede del museo del giocattolo e di una mostra sulla Barbie) e per salire i 306 scalini che dalla cima del campanile della Peterskirche mi hanno consentito di godere di una splendida vista sulla città illuminata dal sole,  che nel frattempo era uscito tiepido e invitante, e di approfittare dello spettacolo del Glockenspiel (il carillon più grande della Germania costruito nel 1908 all’interno della torre dell’orologio del Rathaus che alle 11, 12 e 17 si attiva in uno show di musiche e statue in movimento).

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Marienplatz vista dal campanile della Peterskirche

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Alter Rathaus

Recuperato Dario, che nel frattempo si era un po’ riposato, il primo pranzo lo abbiamo fatto al Viktualienmarkt, il più famoso mercato permanente di Monaco, appena dietro Marienplatz, composto da una serie di chioschi che vendono prodotti locali e da tantissimi tavoli su cui ci si siede tutti insieme, si mangia, si beve e si socializza tra fiumi di birra, wurstel bianchi, crauti e i buonissimi bretzel. Qui ho subito imparato una cosa fondamentale:  la birra piccola a Monaco NON ESISTE! 😉 una “piccola” equivale in realtà a una nostra media abbondante, mentre una “grande” è UN LITRO ! Quindi, belli allegri  (io praticamente ubriaca !) dopo 5 o 6 bretzel “per asciugare” abbiamo camminato per una mezz’oretta (sarebbero stati 10 minuti, ma ci siamo persi via un po’ di volte…) sino all’Englischer Garten, l’equivalente locale di Central Park, dove abbiamo cercato e trovato i surfisti urbani, dei pazzi che sfidano le temperature proibitive anche in inverno, per cavalcare l’onda perenne che si forma tra un canale urbano e il fiume Isar.

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Surfisti urbani sull’Isar

Dopo un po’ di necessario riposo (per prendere l’aereo alle 7.10 ci eravamo alzati alle 3.30 del mattino!) siamo usciti alla disperata ricerca di una pizzeria italiana che trasmettesse “LA” partita, per noi assolutamente imperdibile, ovvero Napoli-Inter, riuscendo, dopo un infinito peregrinare, a trovare due posti al Dubliner Pub, (praticamente di fronte alla HB Hofbräuhaus, la storica birreria) accontentandoci di una pizza surgelata e di un piatto di nachos come cena 😦  , sacrificio ripagato dal bel pareggio che ci siamo portati a casa dal San Paolo ! E ora si possiamo goderci un sonno tranquillo e ristoratore ! 😀

Il secondo giorno ci siamo svegliati con tutta calma ed abbiamo deciso, visto la pioggia e il vento gelido (circa 8 gradi) di restare al coperto, ragion per cui ci siamo recati all’Olympiapark al Museo BMW, dove abbiamo passato la mattinata. Dopo un veloce pranzo ho di nuovo lasciato Dario febbricitante in hotel (povero 😦 !) e mi sono avventurata verso l’altra zona del centro: Karplatz, Karlstor (una delle antiche porte della città),  le bellissime Michaelskirche, Frauenkirche, l’imponente Odeonsplatz con la Loggia dei Mercanti e la Theathinekirche, il Residenz, (Palazzo Reale), per rientrare verso le 19 e cenare poco dopo da Intermezzo, un ristorante italiano appena sotto l’hotel, carino, accogliente e con ottimi prezzi.

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Karplatz

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Residenz

Per l’ultimo giorno Dario ha decisamente gettato la spugna ed è rimasto direttamente in hotel, preoccupato dal fatto di stare male e non riuscire a ripartire, mentre io ho sfidato il vento gelido e il mio pessimo senso dell’orientamento 😀  tornando all’Englischer Garten  per vedere la “famosa” Pagoda Cinese, una costruzione in legno alta 25 metri, circondata da un Biergarten da 7000 posti, il secondo in ordine di grandezza di Monaco. Mah…. 😦  … tutta ‘sta fatica…..

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Mi sono poi recata di nuovo in centro per un ultimo saluto alla splendida Marienplatz e qualche giro per negozi, anche se senza il mio “personal shopper” mi sono decisamente trattenuta ! Abbiamo pranzato in hotel con gli ultimi, buonissimi bretzel to-go acquistati nelle innumerevoli e ottime botteghe presenti praticamente ad ogni fermata della metropolitana, per poi ripartire verso le 15 alla volta dell’aeroporto, atterrando a Milano alle 19.25 con 23 gradi al 23 ottobre, manco fossimo in Andalusia !!!

Mi è spiaciuto molto per Dario che non se lo è goduto per niente, ma questo viaggio ha rafforzato in me la convinzione che le città tedesche sono proprio belle, tranquille, vivibili, ottimamente servite dai mezzi a tutte le ore, sui quali si ha sempre e comunque una sensazione di tranquillità: io non prenderei mai la metro a mezzanotte a Milano, mentre a Monaco anche da sola non ho mai avuto problemi. E poi adoro il modo di vivere la città il più possibile all’aperto tipico dei popoli nordici;  nonostante il tempo non sia proprio clemente, a ogni ora del giorno e della sera c’è continuamente gente nei parchi, nelle piazze, nei tavolini dei caffè all’aperto!  Monaco è davvero una bella città, abbastanza piccola da potersela ben godere anche con un week-end lungo. Io ci tornerei decisamente e voi, se non l’avete ancora fatto, andateci !!!

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Agosto 2017 – Tenerife

Il 2017 è stato, e continua ad essere, un anno particolarmente difficile e complicato in vari ambiti della mia vita, ragion per cui la frequenza dei miei viaggi e la conseguente pubblicazione dei racconti ha subito, come avrete notato, una battuta d’arresto. Sono per fortuna riuscita a concedermi una breve vacanza estiva, ma stavolta raffazzonata un po’ all’ultimo momento e improntata principalmente al relax e al recupero delle energie che mi serviranno per affrontare la parte restante dell’anno.

Dovendo necessariamente restare a poche ore di volo dall’Italia, la mia scelta è caduta sulle isole Canarie, che ancora non avevo mai avuto modo di visitare, nella fattispecie su Tenerife.

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Ho soggiornato a Puerto de la Cruz, nella zona nord dell’isola, località molto meno turistica rispetto alla zona sud e alle rinomate “Playa de Las Americas” e “Los Cristianos”, che offrivano spiagge più ampie e balneabili, in sabbia chiara, ma molto più affollate, soprattutto da orde di giovani turisti inglesi. Puerto de la Cruz è invece una tranquilla ed amena cittadina, che ha conservato la sua origine canaria e molto del suo antico splendore, quando negli anni ’50 era il centro principale dell’isola, ed ospita un turismo più “elitario”, composto perlopiù da coppie e famiglie. Peccato solo per gli effetti dell’edificazione selvaggia degli anni ’90 e della crisi immobiliare, che qui sono molto evidenti e si manifestano nella forma di tantissimi palazzoni e cantieri abbandonati, che deturpano il paesaggio e mettono un po’ tristezza.

Per contro, il centro storico è davvero un gioiellino e, se siete abbastanza mattinieri, avrete l’opportunità di godervi la centralissima Plaza del Charco e le vie limitrofe, sulle quali si affacciano le tipiche case canarie dipinte a colori vivaci – con i balconcini in legno, il patio tradizionale ed i mobili d’epoca – pressoché deserte nella luce ancora pallida del mattino (qui il sole fa capolino dal monte verso le 8 e  comincia a scaldare intorno alle 10) e potrete beneficiare di gustose colazioni vista oceano a prezzi davvero irrisori, perché  il regime fiscale è tutt’ora molto agevolato (pur non essendo più porto franco, come fino a qualche anno fa) e si può mangiare e bere fuori molto bene praticamente ovunque, spendendo in due  quello che a Milano basterebbe, forse, per una persona sola.

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L’isola è vulcanica, per cui la sabbia è molto scura quasi ovunque, tranne nelle spiagge più commerciali, dove sabbia più chiara è stata portata dall’Africa. La spiaggia principale di Puerto de La Cruz è “El Bollullo”, una piccola lingua di sabbia nera sulla quale si infrangono le spumeggianti e impegnative onde dell’oceano Pacifico, che di Pacifico qui non ha che il nome !

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Per sopperire alla mancanza di spiagge balneabili, la città incaricò il famoso artista canario César Manrique di realizzare un progetto alquanto moderno, visionario e allo stesso tempo artistico:  il “lago Martianez”, la piscina naturale di acqua marina più grande del mondo, ideata e costruita sulle rocce proprio di fronte all’oceano, dal quale viene direttamente pompata l’acqua ogni mattina., L’ingresso giornaliero per due persone, con due lettini e un ombrellone è di 13 Euro e 50 in totale e si può entrare ed uscire tutte le volte che si vuole, qualora non si voglia mangiare in uno dei ristoranti e bar presenti all’interno del complesso. Lo spazio è talmente ampio che non dà mai l’impressione di essere nel pieno della sua capacità ricettiva, e le numerose (ne ho contate almeno 10 e non sono sicura di averle viste tutte!) piscine di acqua salata, collegate da sentieri e ponti e circondate da una fitta vegetazione di piante tropicali e subtropicali,  non risultano mai affollate. Dato che il mio compagno di viaggio è partito con il gesso alla mano destra, rotta pochi giorni prima di partire, stare in spiagge non attrezzate e con difficile accesso al mare per via dei sassi e delle onde diventava un pochino problematico, ragion per cui ci siamo stati diverse volte.

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Utilizzando l’efficientissima rete di bus locali, abbiamo passato una giornata alla Playa de Las Teresitas a Santa Cruz, una bella spiaggia di sabbia color ocra, fronteggiata da una lunga striscia di scogli che creano una sorta di piscina naturale di acqua trasparente e cristallina, nella quale poter fare tranquillamente il bagno al riparo dalle onde impetuose,  sovrastata da una cornice di palme e montagne che mi hanno tanto ricordato le spiagge delle mie adorate (e remote, di luogo e ahimé, ormai anche di tempo) isole Hawaii.

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L’isola avrebbe avuto molte più attrazioni da offrirci, come la salita al vulcano Teide e la visita all’omonimo Parque Nacional, spazio naturale di grande interesse geologico; oppure una visita al  Loro Parque, immenso giardino zoologico, o ancora una gita alle spiagge del Sud o alla capitale, Santa Cruz, in cui siamo solo atterrati e ripartiti, ma come dicevo, quest’anno è andata così…. Tuttavia mi sento decisamente di consigliare Tenerife come meta per una vacanza, soprattutto per una eventuale settimana di stacco invernale, in quanto le ore di volo sono solamente 4 e mezza, in estate c’è una sola ora di fuso, il clima è mite durante tutto l’anno e potrebbe essere una buona alternativa al Mar Rosso, ormai fuori discussione almeno per me.

E poi,  España es siempre España: gente solare, accogliente, cibo buono e vario, “cervezas” ghiacciate a go-go, “cortadi” che non mi fanno per niente rimpiangere il caffè italiano….che altro dire, Hasta lluego mi tierra, a la pròxima vez !

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Dicembre 2016 – tre giorni a Timisoara

Se mi seguite da qualche tempo, siete già a conoscenza dell’importante cambiamento lavorativo che ha contraddistinto gli ultimi tre mesi della mia vita. Per questo e per altri motivi quest’anno non avevo ancora potuto usufruire del mio consueto viaggio-regalo-di compleanno, che è stato posticipato a fine dicembre, primo momento utile per potermi concedere qualche giorno di pausa dal lavoro in negozio, che in questo mese è stato fortunatamente abbastanza impegnativo. 😀

Abbiamo allora potuto sfruttare un’offertona  promozionale che avevo acquistato in novembre sul sito di Ryanair: 2 biglietti A/R per Timisoara (Romania) ad un totale di 20,38 Euro! Potevo lasciarmi sfuggire una simile occasione? Ovviamente no! Sono profondamente convinta che ogni posto che non si è ancora visto valga la pena di essere visitato e ne ho avuto conferma una volta di più. Viaggiare apre la mente e allarga gli orizzonti, basta mettere da parte i soliti pregiudizi.

 

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Timisoara – Cattedrale Ortodossa

 

E allora via, siamo partiti da Orio al Serio il 26 dicembre pomeriggio per rientrare il 29 dicembre in serata. Abbiamo pernottato all’Hotel Savoy, a 5 minuti a piedi dal centro, in una bella camera spaziosa ed accogliente, con ottima connessione wi-fi gratuita e un ottimo ristorante interno, con prezzi decisamente bassi, in linea con i ristoranti del centro città (circa 20/25 euro in due, vino compreso).

In hotel ci siamo andati direttamente in taxi dall’aeroporto, in quanto dista poco più di 10 km per un costo intorno agli 8 euro (circa 40 Lei). Si può prelevare la valuta locale direttamente in aeroporto, ai numerosi ATM presenti immediatamente fuori dall’aera degli arrivi.

Timisoara è una cittadina piccina ma molto accogliente e pittoresca, vanta numerose bellissime chiese, tra cui la Cattedrale Ortodossa Metropolitana, il Duomo Romano Cattolico, la Sinagoga din Cetate, tantissime piazze immense circondate da palazzi barocchi, come Piata Victoriei, Piata Libertatii e Piata Unirii. Numerosi anche i parchi, che non abbiamo avuto il piacere di sfruttare dato le temperature proibitive (il giorno 28 ci siamo svegliati con il sole ma con una piacevole sorpresa : durante la notte aveva nevicato 🙂 !!!).

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Piata Victoriei

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Piata Unirii

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Vista della Cattedrale Ortodossa dall’hotel Savoy

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il lungofiume Timis con la neve  🙂

Molto interessante è il Museo della Rivoluzione del dicembre 1989 (che è partita proprio da questa città universitaria e che ha poi portato alla caduta di Ceaușescu) nel quale per 10 Lei (circa 2 Euro) potete assistere alla proiezione di un inquietante documentario della durata di circa 30 minuti, in rumeno sottotitolato in inglese, prima di tuffarvi nelle numerose stanze nelle quali è esposto il materiale fotografico.

Per lo shopping, c’è l’immenso Iulius Mall, 4 piani di negozi e ristoranti a 10 minuti di taxi dal centro città. I prezzi dei ristoranti sono ottimi (abbiamo pranzato da Subway, in una catena cinese e in una hamburgheria), mentre i prezzi dei negozi delle maggiori catene internazionali sono in linea con quelli italiani.  Niente affaroni, quindi …..

Per il resto, in piazza della Vittoria (Victoriei) c’era un mercatino natalizio fisso, con numerose casette di legno che vendevano artigianato locale, cappellini, sciarpe, guanti, calamite e cibo, vin brulé, ciambelle fritte e altro. Molto pittoresca la sera, illuminata da un gigantesco albero di natale stilizzato.

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Piata Victoriei by night

Oltre alle due cene in hotel, abbiamo cenato la prima sera da Casa Cu Flori, buono ma bisogna fare molto attenzione ad aglio e cipolla, di cui qui tendono ad abusare, mentre per il dopo cena ci siamo trovati molto bene al  The Note Pub, con l’immancabile Guinness e musica live nel weekend. Buona anche la cucina per lo spuntino veloce del mezzogiorno.

Come ho detto, la città è un importante polo universitario, pertanto in questo periodo la vita notturna non era molto vivace, perché tutti erano rientrati a casa per le vacanze, ma consiglierei senz’altro una visita, magari in primavera!

N.d.A. : giusto per precisare, chissà com’è che anche qui è arrivato Starbucks, mentre portarlo in Italia sembra sia la cosa più difficile e complicata del mondo ?…… mah !!!

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L’alba di una nuova vita !

Dopo 30 anni 30  (!) ieri è stato il mio ultimo giorno di lavoro come dipendente !

Non è da me, ma stavolta davvero fatico a trovare le parole per descrivere quello che sto provando in questo momento. Sentimenti contrastanti si alternano in un caleidoscopio di sensazioni opposte –  felicità, paura, ansia, terrore, gioia – ma su tutte ne prevale indubbiamente una: LIBERTA’ ! Mi sento, dopo anni, di nuovo libera, padrona del mio tempo, dei miei gesti, dei miei pensieri e delle mie azioni, senza più nessuno che mi dica continuamente cosa devo fare e quando devo farlo e senza più dover elemosinare un’ora di permesso o una  giornata libera. D’ora in avanti oneri e onori di qualsiasi tipo di decisione dipenderanno solo ed esclusivamente da me e su me ricadranno, nel bene e nel male.

Sicuramente le mie finanze ne risentiranno : non avrò più la sicurezza di uno stipendio fisso a fine mese al quale sono stata finora abituata, questo l’ho già messo in conto. Sicuramente, almeno all’inizio, lavorerò molto più di prima sia intellettualmente che fisicamente, è ovvio e anche questo è già stato considerato. Ma questa sensazione di leggerezza, di felicità, di LIBERTA’ davvero NON HA PREZZO! Sono disposta a rinunciare a tutti i vestiti e alle scarpe e alle borse del mondo (ai viaggi un po’ meno 😀 )  per potermi riappropriare del mio tempo e delle mie passioni!

Un ringraziamento particolare va ovviamente a Dario, mio compagno di vita e avventure, che mi ha sempre supportata e sopportata anche nei momenti brutti, attraversando insieme due burrascosi anni di malumori, apatia e nervosismi senza stancarsi di me, ed ora incoraggiandomi e appoggiandomi in questa mia (forse folle ?) decisione.

E… niente…. adesso via di corsa, sia fisicamente che metaforicamente, incontro alla mia nuova vita ! GOOD LUCK & GOOD LIFE TO ME , and remember : YOU ONLY LIVE ONCE !  Quindi godiamocela questa vita, tanto l’unica certezza è che nessuno ne uscirà vivo !!!  😀

P.S.: dopo questa ultima “intrusione” il blog torna ufficialmente a trattare unicamente di viaggi 🙂

Agosto 2016 – Ritorno a Minorca : la scoperta di una nuova isola

Complici l’attuale complicata situazione internazionale, ma soprattutto la presenza in loco del nostro amico Ennio, trasferitosi a vivere in questo paradiso terrestre ormai da otto mesi, contravvenendo a tutti i miei principi e convinzioni,  quest’anno per la seconda volta siamo tornati in un posto in cui eravamo già stati ma, grazie al fondamentale contributo della nostra personale guida menorquiña, quella che abbiamo visto è stata praticamente un’altra isola rispetto alla volta scorsa.

Risultati immagini per mappa minorca

Infatti, la prima volta ( Agosto 2013 – Minorca ) avevamo battuto a tappeto il sud/est dell’isola, a partire da Cala en Brut per arrivare sino a Sou Bou, mentre quest’anno abbiamo perlustrato la zona nord/ovest (Cala d’Algaiarens, Cala del Pilar, Cala Pregonda, Cala Binimel-là, Arenal de Son Saura, Platja d’en Tortuga) dedicando una mezza giornata anche a Mahon (la capitale, in cui si trova  l’aeroporto – situata al polo opposto dell’isola rispetto a Ciutadella – che fino ad ora avevamo erroneamente sottovalutato, credendola meno bella e meno vissuta di ques’ultima) ed un pomeriggio per ammirare lo spettacolare tramonto nella più turistica ma non meno bella Platja de Sant Tomàs, che si trova sulla costa sud. Fatto sta che abbiamo stabilito che non sarebbe affatto superfluo un terzo ritorno in un prossimo futuro, magari soggiornando proprio a Mahon oppure nella caratteristica Es Mercadal, molto meno turistica, posta proprio al centro dell’isola e dunque lontana dal mare ma strategica per gli spostamenti in qualsiasi direzione, per poter perlustrare anche la zona mancante del sud/ovest.

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dall’alto in senso orario: Cala d’Algaiarens – Cala Pilar – Cala Pregonda

Le cale della costa nord sono meno accessibili rispetto a quelle a sud in quanto la costa è rocciosa, caratterizzata da alte scogliere che scendono a picco verso il mare e spesso per raggiungere le spiagge occorrono lunghe scarpinate in un paesaggio incredibilmente variegato – quasi desertico, a tatti spettrale, sotto il sole cocente – che all’improvviso muta in una lussureggiante e verdeggiante macchia di pini marittimi; e quando, finalmente, dalla cima dell’ultima salita, davanti agli occhi si svela lo specchio incredibilmente azzurro, limpido e cristallino di un mare da sogno, ci si rende conto immediatamente che ne è valsa la pena. Ovviamente la maggior parte di queste spiagge non sono attrezzate e non hanno bar, docce o servizi igienici, per cui bisogna partire ben riforniti di zaino termico con acqua fresca, frutta e barrette energetiche; ma altrettanto ovviamente, nonostante l’isola ad agosto sia nel pieno della sua capacità ricettiva, spesso può capitare di ritrovarsi circondati da una sola manciata di persone e di godere di una pace e di un silenzio quasi irreali, nei quali lo sciabordio delle lievi onde che si infrangono sulla battigia la fa da padrone.

Molte di queste spiagge mi hanno ricordato fortemente le mie adorate isole Hawaii: il verde intenso della vegetazione ricca e lussureggiante sui monti che le circondano e le sovrastano, le immense spiagge semi-deserte di sabbia dorata, quasi rossa, il cielo sgombro di nuvole di un azzurro da fare male agli occhi a fissarlo e  la distesa del mare che si perde oltre l’orizzonte in tutte le sue sfumature di blu e verde, trasparente e cristallino, talmente placido a giorni da sembrare una  immensa piscina!

Naturalmente siamo anche tornati a tuffarci dalle mitiche terrazze di Cala’n Brut, a nuotare nella caraibica acqua di Cala en Bosch, a fare un bagno nella “nostra” vecchia Cala Santandria, così come ci siamo rilassati davanti “casa” nella piccola ma pittoresca Cala Blanca nelle mezze giornate in cui siamo rimasti in zona per rigenerarci tra un “Camí de Cavalls” e l’altro. Il Camí de Cavall (orgoglio della nostra guida e croce e delizia per noi 😀 ) è un sentiero che corre lungo la costa di Minorca per tutta la sua lunghezza; i 185 chilometri del sentiero, possono essere affrontati a piedi, in bicicletta o, appunto, a cavallo e rappresentano il modo migliore per andare alla scoperta delle bellezze naturali dell’isola. Il percorso si snoda attraverso zone rocciose, canaloni, torrenti, valli, zone umide e zone agricole unendo le torri di guardia, i fari e le trincee disseminati sull’isola. Attraverso il Camí de Cavalls avrete modo di osservare da vicino i numerosi ecosistemi presenti sull’isola di Minorca, dichiarata patrimonio dell’Unesco. Essendo un percorso circolare lo si può iniziare in qualsiasi punto, ma il chilometro zero si trova nel porto di Mahon. Il Sentiero è segnato con pannelli informativi ogni 50-100 metri.

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dall’alto in senso orario: Cala en Brut – Camì de Cavalls – Cala Blanca

Per non farci mancare niente, abbiamo anche affittato presso il porto turistico di Cala en Bosch una barca…. mmhhh barchetta….. mmmhhh bagnarola, dai 🙂 , di quelle che si possono condurre senza patente (per usare una frase di Dario, la nostra “velocità” in mare rispetto alle altre barche era paragonabile a quella di un Ciao in autostrada, per chi si ricorda cosa fosse  😀 ) con la quale ci siamo  goduti da un’altra prospettiva tutte le più rinomate cale e calette della costa sud, godendoci lo splendido mare senza però doverne subire l’affollamento: siamo partiti appunto da Cala en Bosch dirigendoci direttamente al punto più lontano consentitoci, ovvero Trebalùger per poi tornare indietro passando per Cala Mitjana e Mitjaneta, Cala Galdana, Cala Macarella e Macarelleta, Cala en Turqueta, Cala des Talaier, Son Saura e Son Xoriguer, con numerose soste per i bagni, ancora permettendo! 😀

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Cala Mitjana vista dal mare

 

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Platja de Son Xoriguer

SUGGERIMENTI PRATICI : Se siete amanti del mare incontaminato, della natura e prediligete vacanze rilassanti e sportive questo paradiso terrestre a un’ora e mezzo scarsa di volo dall’Italia, a prezzi ancora accessibili, fa sicuramente per voi. Ve lo sconsiglio invece se la vostra priorità è la vita notturna in quanto a Minorca ci si può concedere al massimo una buona cena e un drink con chiacchiere per terminare la serata, ma riuscire a tirare oltre la una può davvero rivelarsi un’impresa e quest’anno che la presenza di connazionali era a dir poco triplicata rispetto alla volta scorsa, ho sentito diverse persone lamentarsene (considerazione personale: mah! )

Per quanto concerne le prenotazioni, come mia abitudine anche questa volta ho fatto tutto on-line ma un po’ più tardi rispetto al solito per vari problemi personali, per cui non ho spuntato i consueti prezzi vantaggiosissimi. I biglietti aerei li ho acquistati come sempre direttamente sul sito di  Easy Jet da Milano Malpensa a Mahon, inserendo anche un bagaglio da stivare. Ho prenotato sempre su Booking.com un bell’appartamento con cucina, bagno, camera da letto e terrazzino, ben attrezzato e funzionale, con pulizie e cambio della biancheria a giorni alterni, presso il complesso VISTA PLAYA 1, in una palazzina a tre piani (per un totale di 24 appartamenti) affacciata sulla piscina con lettini e ombrelloni gratuiti, con connessione Wi-Fi gratuita  e con la possibilità di usufruire, a pagamento, di un bar e di un ristorante alla carta. Il nostro appartamento era al terzo piano con una magnifica vista sull’antistante lussureggiante vegetazione e sullo scorcio di mare di Cala Blanca, distante due soli minuti a piedi. A soli 5 minuti a piedi è inoltre situato il “centro commerciale” di Cala Blanca, con diversi minimarket, ristorantini e pub, senza considerare che la Cala stessa di sera è animatissima e molto pittoresca, con le luci dei ristoranti circostanti che si rispecchiano nel trasparentissimo tratto di mare. In effetti, rispetto a Cala Santandria, questa zona è meglio servita e dista comunque solo 10 minuti di scooter o di auto da Ciutadela.

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Scorcio del mare di Cala Blanca dal nostro terrazzo

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Vista Playa 1 a Cala Blanca

Anche questa volta abbiamo prenotato uno scooter 125 on-line, tramite la compagnia Cooltra.com, che prevede consegna e ritiro direttamente all’hotel, anche se col senno di poi avremmo forse potuto farne a meno, dato che siamo stati gentilmente scarrozzati in giro in auto dal nostro amico Ennio, il che ci ha consentito di raggiungere punti dell’isola più lontani di quelli che avremmo potuto raggiungere solo in moto. Se ci state due settimane, direi che il giusto compromesso è affittare una settimana lo scooter e una settimana l’auto.

Se aveste bisogno di consigli pratici, di indicazioni specifiche su una determinata zona o di aiuto locale per cercare alloggio, noleggiare auto o scooter o semplicemente di soddisfare qualche curiosità particolare, scrivetemi pure e vi  metterò in contatto con l’italo/menorquiño Ennio, che sarà ben contento di fornirvi assistenza, ma attenzione: se un posto si può raggiungere sia con una camminata di 10 minuti che con una di 30, state pur certi che lui vi farà fare la strada più lunga! (per meglio farvi godere di tutte le bellezze del panorama, dirà lui 😀 !!!)  Hasta lluego!

Lasciare il lavoro dipendente e cambiare vita : non è mai troppo tardi !

Giunta quasi alla soglia dei cinquant’anni (eh, si …. quest’anno sono 49, anche se mentalmente me ne sento ancora 25!) un giorno all’improvviso si è fatta strada in me la consapevolezza che, pur volendo essere incredibilmente ottimista, è ormai più il tempo che ho vissuto di quello che mi resta da vivere e non sono più disposta a sprecarlo, questo tempo prezioso, racchiusa in una tollerabile infelicità che mi sta pian piano appiattendo, facendomi perdere la voglia di ridere, di vivere, di sognare, ultimamente persino di programmare i miei adorati viaggi.

La causa principale di questo malessere è un lavoro che non mi rispecchia più, non mi dà più stimoli né soddisfazioni: non riesco più a comprendere il senso dello stare 8 ore al giorno rinchiusa in una scatola di mattoni, senza nemmeno vedere la luce del sole, a inserire meccanicamente ordini in un computer rovinandomi la vista, “tutta presa da qualcosa di importante, che non è importante per niente” (Jovanotti docet), costretta ad incastrare solo in piccoli scampoli di tempo ritagliati al lavoro tutte quelle attività che invece mi piacciono e mi danno gioia e soddisfazione, come la corsa, la palestra, la lettura, la compagnia degli amici, i viaggi.

Considerando che dovrò lavorare almeno altri 15 o 20 anni (non credo che la nostra generazione avrà mai una pensione, per lo meno non sufficiente a consentirci di vivere e non solo di sopravvivere), VOGLIO di nuovo avere un lavoro che mi piaccia, mi gratifichi, nel quale mettere passione, per il quale svegliarmi di nuovo ogni mattina con il sorriso sulle labbra, con la consapevolezza che un’altra meravigliosa giornata sta per iniziare. Non voglio più far scorrere inutilmente i giorni e le settimane nell’attesa del week end, i mesi e gli anni nell’attesa delle vacanze; non voglio più poter contare sulle dita di poche mani i giorni felici, voglio che la mia vita torni ad essere quel miracolo quotidiano di gioia che è sempre stata e che è giusto che sempre sia, nel rispetto di me stessa ma anche e soprattutto di chi mi vive accanto, al quale ho fatto ultimamente passare almeno due anni di inferno.

E allora, dopo averci lungamente pensato e riflettuto e rimuginato, ho deciso di prendere il coraggio a quattro mani, di licenziarmi, dare fondo ai miei risparmi e aprire un piccolo concept-store (una carto-fioreria) con la mia amica Silvia!

Ho paura, una paura fottuta, è ovvio, sarei incosciente a non averne, ma nel momento stesso in cui ho maturato questa decisione, pur non essendo per ora materialmente cambiato ancora nulla, una nuova leggerezza si è fatta strada in me, insieme alla consapevolezza che non è mai troppo tardi per inseguire i propri sogni e crearsi una vita felice, basta riuscire a buttarsi alle spalle la paura ancestrale di cambiare, uscire dalla propria “zona di comfort”, superare la paura del giudizio altrui e tornare a prendere in mano le redini del proprio destino. Perché io sono profondamente convinta che avere rimorsi sia sempre e comunque meglio che avere rimpianti e me lo conferma il fatto che oggi ho rassegnato ufficialmente le dimissioni e IO OGGI SONO FELICE!!!

Questo è nato come un blog di viaggi e forse oggi con questo articolo sono andata un po’ “fuori tema”, ma volevo comunque condividere il mio entusiasmo per questo nuovo e meraviglioso viaggio, probabilmente il più avventuroso di tutti quelli che ho sino ad ora intrapresi!